Sezione: Recensioni di Aldo Viganò

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“Unsane” di Steven Soderbergh

di Aldo Viganò.

L’uscita quasi contemporanea  di “La truffa di Logan” e di “Unsane”  testimonia ancora una volta la natura schizofrenica, mai riappacificata, del cinema di Steven Soderbergh (Atlanta, 1963): regista di più di trenta film, di cui molti è stato anche produttore, sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia.

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“Il sacrificio del cervo sacro” di Yorgos Lanthimos

di Aldo Viganò.

Sbarcato negli Stati Uniti con il precedente “The Lobster”, il greco Yorgos Lanthimos (Atene, 1973) ribadisce la sua predilezione per un cinema algido e intellettuale, che poco concede all’azione o alla definizione dei motivi che spingono i personaggi ad assumere i loro comportamenti.

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“Thelma” di Joachim Trier

di Aldo Viganò.
Regista norvegese di formazione, ma danese di nascita (Copenaghen, 1974), Joachim Trier ritorna con Thelma ai temi a lui sempre cari della educazione famigliare e dei suoi effetti, sovente deleteri, sulla psiche dei soggetti più deboli

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“A Quiet Passion” di Terence Davies

di Aldo Viganò.

Un altro “biopic”. Ma questa volta non è tanto la narrazione di una più o meno celebre vita che interessa al film, quanto la ricerca di tradurre nel linguaggio del cinema l’essenza stessa di un’esistenza famosa. E, trattandosi di Emily Dickinson (1830-1886), questa essenza è ovviamente la sua poesia: appassionatamente lirica, ma linguisticamente sincopata;

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“Lazzaro Felice” di Alice Rohrwacher

di Aldo Viganò.

Lazzaro muore precipitando da una rupe. Lo risveglia l’alito di un lupo e, come vuole il suo nome,  risorge. Lui è rimasto identico a se stesso, ma il mondo d’intorno è completamente cambiato. Prima, Lazzaro viveva nel passato, in una società contadina gestita da una crudele marchesa, che gestiva la tenuta come se si fosse ancora ai tempi della mezzadria.

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“Mektoub, My Love: Canto Uno” di Abdellatif Kechiche

di Aldo Viganò.

Francia anni Novanta. L’estate in un paesino della costa mediterranea. Una famiglia allargata di origine tunisina, risultato di una emigrazione non recente. Amori giovanili e tradimenti. Amicizia e serate trascorse in discoteca. Giornate al sole sulla spiaggia, portandosi il mangiare da casa.

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“Loro” 1 e 2 – di Paolo Sorrentino

di Aldo Viganò.

Dopo averne visto (con non poca fatica) anche la seconda parte, che cosa si può scrivere ancora del dittico Loro? Probabilmente vale solo constatare che è un film fondamentalmente irrisolto almeno in proporzione alle sue non celate ambizioni.

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“I fantasmi di Ismael” di Arnaud Desplechin

di Aldo Viganò.

Nostalgia della Nouvelle Vague. Cioè, di quell’episodio della storia del cinema francese (ma non solo) sulla cresta dei cui anni migliori nacque a Roubaix (conosciuta come “la Manchester del nord delle Fiandre”, ma trasformata dalla crisi nella “città più povera della Francia”) il regista Arnaud Desplechin, cresciuto in una famiglia di attori e di sceneggiatori.

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