Sezione: Recensioni di Aldo Viganò

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“Manchester by the Sea” di Kenneth Lonergan

di Aldo Viganò.

Lee Chandler (interpretato con dolente partecipazione emotiva da Casey Affleck) fa il portinaio tuttofare nel condominio popolare di una Boston invernale. È gentile con tutti ed efficiente in ogni occasione, ma anche un uomo che ostenta una indifferenza di fondo verso gli esseri umani che si relazionano con lui, e ogni suo lavoro egli lo esplica in modo distaccato, come se fosse “assente” al mondo.

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“Arrival” di Denis Villeneuve

di Aldo Viganò.

Liberamente tratto dal racconto Storia della mia vita dell’informatico statunitense Ted Chiang e coniugato come un altro film di fantascienza dedicato ai rapporti tra gli alieni e i terrestri, Arrival è un’opera cinematografica che promette molto di più di quanto di fatto riesca infine a restituire sullo schermo.

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“La battaglia di Hacksaw Ridge” di Mel Gibson

di Aldo Viganò.

Erano dieci anni (da Apocalypto, 2006) che Mel Gibson non tornava dietro la cinepresa in veste di regista. Nel frattempo, ha interpretato come attore un pugno di film dal discontinuo esito commerciale ed è alquanto ingrassato con l’avanzare dell’età, avendo ormai superato la sessantina. Ma l’uscita di La battaglia di Hacksaw Ridge testimonia che in fin dei conti gli anni per lui non sembrano passati e che, soprattutto, poco o nulla è cambiato nel suo modo di pensare e di fare del cinema.

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“LA LA Land” di Damien Chazelle

di Aldo Viganò.

Ecco un musical come si faceva una volta, almeno in apparenza. Un film ricco di citazioni del cinema passato e con eleganti sequenze danzate rigorosamente a figura intera, come s’addice alla rappresentazione dei corpi in movimento; mentre quelle parlate o cantate preferiscono i campi ravvicinati o le mezze figure. Un film che predilige i piani sequenza al frenetico montaggio dei recenti musical di successo

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“Silence” di Martin Scorsese

di Aldo Viganò.

Suggerita solo all’inizio da poche inquadrature dall’alto, la trascendenza è di fatto la vera assente dal film che Martin Scorsese ha dedicato con passione e personale coinvolgimento al tema filosofico-religioso del “silenzio” di Dio. Di fatto, il vero protagonista di Silence resta l’uomo (soprattutto l’uomo occidentale) con le sue debolezze ma anche con la sua grandezza, con la sua fragilità e le sue paure, con la sua inadeguatezza alla fede nel contesto di una contingenza storica che inevitabilmente lo spinge all’abiura o all’assunzione di comportamenti che lo rendono in modo inesorabile sempre più simile a Giuda che al Cristo.

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“GGG – Il Grande Gigante Gentile” di Steven Spielberg

di Aldo Viganò.

Steven Spielberg è un regista che sa dare il meglio di sé quando affronta a viso aperto i grandi temi narrativi. Come dimostrano Lo squalo o il ciclo di Indiana Jones, L’impero del sole o Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan e tanti altri film

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“Paterson” di Jim Jarmusch

di Aldo Viganò.

Scrittore e poeta prima che regista, tastierista per molti anni di un complesso “new wave”, poliglotta (madre irlandese e padre cecoslovacco) nato nell’Ohio e laureato in letteratura americana a New York, il sessantaquattrenne Jim Jarmusch ha scoperto il cinema d’autore a Parigi

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“Miss Peregrine” di Tim Burton

di Aldo Viganò.

L’eccentrico cinema del cinquantottenne e vulcanico Tim Burton (diciotto lungometraggi, otto cortometraggi, qualche videoclip e telefilm) si articola tutto sul versante del “fantasy” d’autore, genere cinematografico nel cui ambito egli ama coniugare immagini realistiche e cartoni animati, gioia di vivere e tonalità malinconiche, mediazioni letterarie e accenti autobiografici: il tutto mescolato nel contesto tematico del culto esistenziale per la diversità.

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