Sezione: Recensioni di Aldo Viganò

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Midnight in Paris – Cartoline da Parigi firmate Woody Allen

midnight in parisAl ritmo di una all’anno, Woody Allen continua a mandare sugli schermi internazionali le sue cartoline, avvolte in tonalità narrative dal tono gentile e accomodante, che garantiscono, a chi è stato disposto ad accettarne l’eleganza patinata e l’assunto culturale radical-chic, di uscire dal cinema rasserenato, nello spirito e nella mente. Questa volta le cartoline arrivano da Parigi e l’apologo racconta di come gli esseri umani sensibili
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A Dangerous Method – Il fascino sottile dell’oralità

a dangerous methodSono pochi i registi che come David Cronenberg sanno tradurre in immagini concrete i concetti astratti. Eppure, sin dai tempi di Eisenstein è questa una delle ambizioni più alte del cinema. Cronenberg lo faceva già nei suoi horror giovanili (da Il demone sotto la pelle a Scanners), lo ricercava in modo linguisticamente provocatorio nei film più dichiaratamente sperimentali (basti citare Crash o eXistenZ) e dimostra oggi di perseguirlo con lucida
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Carnage – Sotto la cenere del perbenismo

carnageLa sfida di Polanski è dichiarata: fare del cinema in una stanza, muovendo da un testo teatrale sovrabbondante di parole, che rispetta le regole aristoteliche dell’unità di tempo, di luogo e d’azione. Due coppie s’incontrano in un monolocale perché devono risolvere una spinosa questione pedagogica, avendo il figlio di una di loro colpito al volto con un bastone quello dell’altra, rompendogli alcuni denti. Sono quattro persone dai modi educati e civili.
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Melancholia – Umor nero e apocalisse

MelancholiaDue sorelle di fronte alla fine del mondo. È da questa angolazione catastrofica che Lars von Trier costruisce il suo film più intimo e autobiografico. “Justine c’est moi”, urla a gran voce l’eccentrico regista danese per tutta la prima parte di Melancholia, ma poi volta pagina e, rovesciando la prospettiva, non esita a identificarsi con la fragile razionalità di Claire. Lars von Trier condivide con Justine (Kristen Dunst) le contraddizioni comportamentali
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Contagion – Il male e la colpa

contagionDi ritorno da un viaggio nell’Estremo Oriente, Gwyneth Paltrow trascorre poche ore a Chicago in intimità con il suo ex-fidanzato, e poi torna in famiglia dove l’attendono il figlio e il marito Matt Damon. Il giorno dopo, l’adultera ha forti sintomi di malessere e in poche ore, quella che sembrava essere una semplice influenza, degenera sino alla morte. Anche suo figlio compie lo stesso tragitto letale, e casi simili iniziano a moltiplicarsi in tutto il mondo.
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Ruggine – Memoria ed emarginazione

ruggineQuarantacinque anni, negli ultimi dieci dei quali ha girato quattro lungometraggi a soggetto (prima di Ruggine, I nostri anni, Nemmeno il destino e Pietro) e un documentario (Rata neci biti), Daniele Gaglianone è un torinese d’adozione che insegna Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione al Politecnico e un regista che persegue testardamente un’idea di cinema essenzialmente figurativo, ma non calligrafico, sotteso da una forte tensione
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Terraferma – L’isola e il mare

terrafermaFedele alla sua idea di un cinema realisticamente metaforico, Emanuele Crialese ha individuato nella dimensione insulare lo spazio ideale della sua ispirazione poetica. L’isola diventa così il luogo in cui le tradizioni si sedimentano e, insieme, la prigione dalla quale si vuole fuggire: sia per vincere la depressione (Respiro), sia per poter sognare il futuro (Mondo nuovo). Ma l’isola è anche la “terraferma” circondata dal mare
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C’era una volta il western – Il Grinta

Il grinta - Jeff BridgesPer il loro primo western a pieno titolo (Non è un paese per vecchi era, infatti, solo un omaggio alle sue modalità stilistiche), i Coen Brothers hanno scelto il remake di un film del 1969, in cui già l’anziano Henry Hathaway mescolava i “generi”, anche se poi finiva col mettersi al servizio di John Wayne, il cui personaggio di sceriffo burbero e monocolo è qui ripreso con competenza attoriale da Jeff Bridges.
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