Sezione: Recensioni di Aldo Viganò

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The Town

The TownTutta la vita in tre rapine
Sottolineava il trentottenne Ben Affleck in una recente intervista: «Faccio film per adulti e quindi cerco di raccontare verità che spesso sono complesse e ambigue». Una dichiarazione che può fare solo piacere a tutti gli spettatori cinematografici, tanto più perché si concretizza in un film che, lungi dall’accontentarsi di rivolgersi alla cerchia ristretta…
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La passione

La passioneVia Crucis in commedia
Al ritmo di quasi un film all’anno, il padovano Carlo Mazzacurati coniuga sul grande schermo l’immagine di un cinema medio “alla neo-italiana”, mettendo in scena film sottesi da una gentile visione della vita e abitati da personaggi  che sollecitano l’identificazione del pubblico…
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Inception

InceptionNei labirinti di Nolan
Forse memore del suo grande connazionale per il quale “noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, il britannico Christopher Nolan predilige raccontare i sentimenti e i comportamenti umani da angolazioni narrative che affondano le loro radici nel terreno sempre sfuggente dell’onirico.
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Somewhere

SomewhereAnche i ricchi piangono
Il quarto lungometraggio della ormai quarantenne Sofia Coppola ritrova i ritmi lenti e le tonalità soffuse di Lost in Transition e culmina drammaticamente in due singhiozzi: quello della figlia (la fresca Elle Fenning, sorella minore di Dakota) che piange la propria sorte di fanciulla cresciuta nel lusso, ma troppo sovente lasciata sola dai genitori separati…
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La solitudine dei numeri primi

La solitudine dei numeri primiRaccontare con i corpi
Il trasferimento sullo schermo di un bestseller letterario deve fare i conti non soltanto con l’apologo hitchcockiano delle due capre («…il libro da cui è tratto era più buono…»), ma anche con la tentazione autoriale dell’autonomia linguistica e strutturale, alla quale Saverio Costanzo – con la complicità dello stesso Paolo Giordano – non ha voluto certo rinunciare.
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Il profeta

Il cinema “noir” francese sta vivendo in questo primo scorcio del secondo Millennio una nuova giovinezza. Ed ecco che, dopo i viaggi nell’inferno sociale ed esistenziale dei tutori della legge proposti dall’ex-poliziotto Olivier Marchal (36 quai d’Orfevre, L’ultima missione) e dopo il dittico criminale (Nemico pubblico n. 1: L’istinto di morte e L’ora della fuga) di Jean-François Richet, a quasi un anno dal Grand Prix della Giuria ottenuto al Festival di Cannes, giunge anche sugli schermi italiani questo bel film carcerario di Jacques Audiard, che al cinema si era sinora fatto notare soprattutto come sceneggiatore.
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Fuori controllo

Anche se tratto da un fortunato serial televisivo inglese e interamente girato nel Massachusetts, Fuori controllo è un film che ha il sapore di una rimpatriata australiana, nascendo dall’incontro tra un regista (Martin Campbell), un drammaturgo e sceneggiatore (Andrew Bovell) e un attore (Mel Gibson) che da quelle parti sono nati e si sono formati professionalmente. A questi poi si sono aggiunti un figlio d’arte dal nobile passato (Danny Huston), un grande attore del teatro e del cinema anglosassone (Ray Winstone, subentrato a Robert De Niro a riprese già iniziate) e un co-sceneggiatore smaliziato quale il bostoniano William Monahan, premio Oscar per The Departed.
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Shutter Island – Recensione Aldo Viganò

Giunto ormai a festeggiare le nozze d’oro con la regia cinematografica (sono infatti trascorsi cinquant’anni dal suo esordio con Vesuvius VI), Martin Scorsese non sembra aver ancora voglia di diventare un classico e, film dopo film, continua a mettere in gioco il suo indubbio talento, gettandosi in imprese che hanno il sapore dell’impossibile. Per Scorsese, il cinema non è mai negli argomenti affrontati, ma è innanzitutto una questione di sguardo, di ritmo e di strutture drammaturgiche.
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