Sezione: Recensioni di Aldo Viganò

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J. Edgar – Storia del F.B.I. secondo Clint Eastwood

j. edgarCon J. Edgar, Clint Eastwood racconta la storia degli Stati Uniti nel XX secolo, dal primo dopoguerra all’inizio degli anni Settanta, privilegiando due punti di vista che tendono a convergere: quello dei corpi che progressivamente imputridiscono sino a diventare un’amorfa massa di carne abbandonata ai piedi di un letto; e quello di una ideologia che si dimostra sempre più incapace d’interpretare la realtà entro la quale è nata e si trova
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Hugo Cabret – Il cinema è una cosa meravigliosa

hugo cabretNon operazione nostalgia, ma omaggio appassionato alle proprie radici culturali. Non bio-pic dedicato al pioniere del cinema fantastico, ma una favola per l’infanzia capace di tradurre in metafora della modernità le numerose citazioni dei film che si sono amati. La dimensione astorica di Hugo Cabret è del resto certificata da quel “Festival del cinema muto” dove il giovane protagonista fa vivere alla sua bibliofila coetanea
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Le nevi del Kilimangiaro – Classe operaia e rivoluzione etica

le nevi kilimangiaroÈ tornata la classe operaia, ma nell’età della globalizzazione la sua missione storica è radicalmente cambiata. Licenziato per estrazione a sorte, da lui stesso voluta, Michel, sindacalista di un cantiere navale della Costa Azzurra, si trova improvvisamente a fare i conti con la sua nuova vita da cassaintegrato in attesa di pensione.
Nulla di traumatico, in fin dei conti: dopo una vita di lavoro, Michel ha davanti a sé
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Miracolo a Le Havre – Realismo poetico secondo Kaurismaki

miracolo le havreIl rapporto con la città francese eletta a fare da contenitore scenografico dall’ultimo film di Aki Kaurismaki è diametralmente opposto a quello che l’ultimo Woody Allen instaura con la “sua” Parigi. Nei fotogrammi di Miracolo a Le Havre non c’è mai nulla d’illustrativo o di turistico e le immagini di quella città restituiscono solo qualcosa di squisitamente cinematografico.
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Midnight in Paris – Cartoline da Parigi firmate Woody Allen

midnight in parisAl ritmo di una all’anno, Woody Allen continua a mandare sugli schermi internazionali le sue cartoline, avvolte in tonalità narrative dal tono gentile e accomodante, che garantiscono, a chi è stato disposto ad accettarne l’eleganza patinata e l’assunto culturale radical-chic, di uscire dal cinema rasserenato, nello spirito e nella mente. Questa volta le cartoline arrivano da Parigi e l’apologo racconta di come gli esseri umani sensibili
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A Dangerous Method – Il fascino sottile dell’oralità

a dangerous methodSono pochi i registi che come David Cronenberg sanno tradurre in immagini concrete i concetti astratti. Eppure, sin dai tempi di Eisenstein è questa una delle ambizioni più alte del cinema. Cronenberg lo faceva già nei suoi horror giovanili (da Il demone sotto la pelle a Scanners), lo ricercava in modo linguisticamente provocatorio nei film più dichiaratamente sperimentali (basti citare Crash o eXistenZ) e dimostra oggi di perseguirlo con lucida
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Carnage – Sotto la cenere del perbenismo

carnageLa sfida di Polanski è dichiarata: fare del cinema in una stanza, muovendo da un testo teatrale sovrabbondante di parole, che rispetta le regole aristoteliche dell’unità di tempo, di luogo e d’azione. Due coppie s’incontrano in un monolocale perché devono risolvere una spinosa questione pedagogica, avendo il figlio di una di loro colpito al volto con un bastone quello dell’altra, rompendogli alcuni denti. Sono quattro persone dai modi educati e civili.
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Melancholia – Umor nero e apocalisse

MelancholiaDue sorelle di fronte alla fine del mondo. È da questa angolazione catastrofica che Lars von Trier costruisce il suo film più intimo e autobiografico. “Justine c’est moi”, urla a gran voce l’eccentrico regista danese per tutta la prima parte di Melancholia, ma poi volta pagina e, rovesciando la prospettiva, non esita a identificarsi con la fragile razionalità di Claire. Lars von Trier condivide con Justine (Kristen Dunst) le contraddizioni comportamentali
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