“The Salvation” di Kristian Levring

the-salvation-mediumdi Aldo Viganò.
Considerato tradizionalmente il più classico dei generi cinematografici, il western è diventato negli ultimi cinquant’anni uno dei territori prediletti della sperimentazione linguistica e drammaturgica: un archetipo cinematografico nel territorio del quale compete soprattutto alla forma dare senso e sostanza al contenuto narrativo.

Così, in fin dei conti accadeva già nella predilezione citazionistica dei film di Sergio Leone e dei migliori western all’italiana; così è stato per tutti gli anni Settanta e Ottanta post-hollywoodiani; e così si conferma essere anche in The Salvation che il danese Kristian Levring (nato nell’anno in cui Budd Boetticher girava Decisione a tramonto e Samuel Fuller Quaranta pistole) è andato a girare in Sudafrica, dimenticandosi per fortuna di essere stato uno dei primi firmatari di quella provocatoria stupidità che fu il decalogo di “Dogma 95″.

Qui l’assunto narrativo è molto classico, con una trama risaputa: un ex militare taciturno, emigrato nel 1864 con il fratello negli States dalla Danimarca, per fuggire la vittoria dei prussiani, riesce finalmente a farsi raggiungere, dopo sette anni, dalla moglie e dal figlioletto; ma sulla diligenza che li porta verso casa la sua famiglia viene brutalmente massacrata da due balordi appena usciti di prigione.

La vendetta è quasi immediata. Il fatto, però, che uno dei due stupratori e assassini fosse il fratello del boss che governa e taglieggia la cittadina di Black Creek mette subito in moto una terribile caccia all’uomo, che coinvolge quasi tutti i pusillanimi e sottomessi abitanti del luogo (con i notabili in prima fila), dalla quale il protagonista (un ottimo Mads Mikkelsen, dalla maschera apparentemente impassibile) potrà liberarsi solo lasciando dietro di sé una scia di cadaveri, in un paesaggio brullo e deserto, con i pozzi già inquinati dall’affiorare dell'”oro nero” che preannuncia un futuro dal quale conviene fuggire.

Muovendo da immagini sfocate che via via diventano sempre più nitide pur all’interno di scelte fotografiche ben poco realistiche, Levring ha girato un film forse un po’ troppo programmatico, ma sicuramente possente nella definizione degli ambienti, dei personaggi e delle soluzioni narrative. Senza perdersi in omaggi formali al passato o in vezzose citazioni, neppure nella ricerca di motivazioni psicologiche, il regista punta direttamente sull’azione e sulla forza visiva del modo in cui questa viene raccontata.

Levring ha poi anche il merito, certo non piccolo di questi tempi, di non indulgere al gusto contemporaneo della frantumazione delle immagini allo scopo di dare l’illusione del dinamismo vitalistico. Tutto questo fa di The Salvation  un film composto di inquadrature e di movimenti della cinepresa in sé sempre significanti, capaci di dare profondità e senso originale a situazioni e personaggi, che solo chi va al cinema senza saper guardare quello che realmente passa sullo schermo può ritenere che siano risaputi, schematici e già visti.

(Aldo Viganò)

THE SALVATION

(The Salvation, Danimarca, Regno Unito, Sudafrica, Svezia, Belgio 2014)

regia: Kristian Levring – Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen e Kristian Levring – Fotografia: Jens Schlosser – Musica: Kasper Winding – Scenografia: Jørgen Munk – Costumi: Diana Cilliers – Montaggio: Pernille Bech Christensen

Interpreti: Mads Mikkelsen (Jon), Eva Green (Madelaine), Jeffrey Dean Morgan (Delarue), Eric Cantona (Corsican), Mikaen Persbrandt (Peter), Douglas Henshall (Mallick), Michael Raymond-James (Paul), Jonathan Pryce (Keane), Nanna Øland Fabricius (Marie)

Distribuzione: Academy Two – durata: un’ora e 32 minuti

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