“I segreti di Wind River” di Taylor Sheridan

di Aldo Viganò.

Ambientato tra le nevi del Wyoming il secondo film da regista di Taylor Sharidan (il primo, “Vile”, non è mai arrivato sugli schermi italiani anche se se ne parla molto bene) porta alle estreme conseguenze l’attuale tendenza del nuovo cinema western di privilegiare i toni e le atmosfere luttuose, ma testimonia ancora una volta le qualità classicheggianti dello sceneggiatore di  “Sicario” di Denis Villeneuve e dell’ancora inedito “Soldado” di Stefano Sollima.

Ben scritto e ottimamente dialogato, “I segreti di Wind River” è un film di genere che coniuga sapientemente il western con il noir, sortendo i suoi risultati migliori dall’uso concreto dello spazio cinematografico caratterizzato dal predominio del bianco (le distese innevate e la tuta mimetica del protagonista), macchiato dal rosso sangue (quello che si condensa sul volto della vittima o che zampilla dalle ferite dei suoi aggressori e da chi li cerca) e dalle sagome scure delle motoslitte, usate come cavalli nel west.

L’azione si svolge nella riserva indiana dove vivono gli ultimi eredi dei shoshone e degli arapaho. È qui che il cacciatore Cory Lambert (interpretato da Jeremy Renner, già protagonista di “The Hurt Locker” della Bigelow), mentre è sulle tracce di una famiglia di puma che ha ucciso gli armenti del suo ex-suocero, scopre il cadavere di una ragazza indigena che era stata amica di sua figlia, morta anche lei in simili circostanze.

Prontamente chiamata sul posto, l’FBI si concretizza in quella landa desolata nella persona della giovane e sprovveduta Jane Banner (la brava Elizabeth Olsen) che affianca la polizia tribale e chiede subito aiuto all’esperto cacciatore, scoprendo così poco a poco un mondo fatto di famiglie sfasciate (anche Cory Lambert è marito divorziato di una pellerossa del posto), di figli drogati che coltivano il mito di quando “gli eroi uccidevano i cowboys”, di minatori frustrati dall’alcool e dalla solitudine; anche di padri dolenti (il cacciatore e il suo amico indiano che piange la figlia uccisa) ormai incapaci di capire il cambiamento dei tempi.

“I segreti di Wind River” è un film girato in modo classico e ben interpretato da tutti gli attori. Un film, come si diceva, luttuoso, perché attraversato sempre dal forte sentimento della morte. Un’opera cinematografica scritta e messa in scena per un andamento lento e pensoso, ma coerentemente capace di sviluppare sino in fondo la sua indagine poliziesca e di illuminarsi improvvisamente nella lunga sequenza “tarantiniana” di tutti contro tutti, con le pistole in mano e i corpi che cadono crivellati dai colpi esplosi dai fucili, che sparano ora in modo ravvicinato e ora da lontano.

E poi c’è il culto dominante della professionalità: sia quella dei personaggi protagonisti, sia quella del regista e sceneggiatore, il quale non indulge mai agli effetti fine a se stessi, ma porta avanti il racconto con linearità e chiarezza, concedendosi solo un breve flash-back per illustrare i fatti che hanno portato infine alla morte della ragazza trovata nella neve con i piedi nudi e i polmoni esplosi per congelamento, dopo aver corso per dieci chilometri cercando invano di fuggire ai suoi stupratori.

Violenza sulle donne che – come spiega la didascalia finale di un film sotteso dal solidale senso dell’amicizia, ma che non cede mai alla tentazione di facili relazioni amorose – è da sempre frequente  in quella riserva indiana abbandonata a se stessa dall’assenza di Dio e della legge degli Stati Uniti, che comunque hanno saputo mandare in quella bufera una ragazzina, pur  inesperta e mal equipaggiata, ma fornita di un forte senso del dovere.

 

I SEGRETI DI WIND RIVER

(Wind River, USA – GB – Canada, 2017)  regia e sceneggiatura: Taylor Sheridan – fotografia: Ben Richardson – musica: Nick Cave e Warren Ellis – scenografia: Neil Spisak – montaggio: Gary Roach. – interpreti e personaggi: Jeremy Remer (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Graham Greene (Ben Shoyo), Hugh Dillon (Curtis), Gil Birmingham (Martin Hanson), Kelsey Chow (Natalie Hanson), Martin Sensmeier (Chip Hanson). distribuzione: Eagle Pictures – durata: un’ora e 51 minuti

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