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SPAZIO CRITICO
IN COLLABORAZIONE COL GRUPPO LIGURE CRITICI CINEMATOGRAFICI
"Take Shelter", di Jeff Nichols
I LaForche sembrano una normalissima famiglia della provincia americana (siamo in Ohio) impegnata come milioni di altre a inventarsi una vita accettabile nel pieno dell'imperversare della crisi economica che sta attanagliando il mondo.
(di Furio Fossati)
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Sezione: Festival
TFF 2013: Canibal di Manuel Martin Cuenca
di Manuel Martin Cuenca. Un sarto di Granada lavora scrupolosamente a confezionare abiti per la sua clientela d’alto bordo, è inserito in una confraternita religiosa a carattere elitario, conduce una vita solitaria e inappuntabile.
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TFF 2013: The station di Marvin Kren
Un horror austriaco da esportazione. Tutto girato in alta montagna. E dal sottofondo pseudoecologista.
La situazione è quasi archetipica, con espliciti rimandi a The Thing: con una stazione di ricerche scientifiche isolata sui monti, gigantesche macchie rosse sulla neve delle vette, un cane morso da quella che sembra una volpe con la rabbia…
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TFF 2013: Sweetwater di Logan Miller

Nell’anno di Django Unchained, ecco un altro bel western: che naturalmente punta su iperboli e bizzarrie, ostenta sempre distanza nei confronti di personaggi e situazioni, ma a poco a poco riesce a ricostruire un suo percorso tutt’altro che fasullo.
66° Festival di Cannes: ONLY GOD FORGIVES di Nicolas W. Refn
Chi difende Winding Refn? Due anni fa, proprio qui a Cannes c’era stato il lancio trionfale del regista danese, che con “Drive” aveva finalmente conquistato anche il grande pubblico: basti pensare che in Italia era il suo primo film ad uscire ufficialmente in sala, nonostante a Torino gli avessero dedicato da anni una personale.
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66° Festival di Cannes: IL GRANDE GATSBY di Baz Luhrmann
Per anni abbiamo sperato che Michael Cimino ci desse la sua versione del “Grande Gatsby”, dopo averlo tanto citato nelle interviste: ma era destino che il romanzo di Francis Scott Fitzgerald finisse sempre nelle mani di semplici illustratori.
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66° Festival di Cannes: NEBRASKA di Alexander Payne
L’ultima apparizione in un grande film era stata per “Ancora vivo” di Walter Hill, a metà degli anni Novanta. Poi Bruce Dern, grande faccia affilata e nevrotica del cinema americano anni ’70, sembrava sparito dalla circolazione. Da qualche anno, invece, è ritornato a farsi vedere alla grande.
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Les Apaches di Thierry de Peretti
Les Apaches: e subito pensi ad un western, ad un territorio senza legge, ma pensi anche a Belleville, al soprannome dato dal prefetto di Parigi alle bande di giovani delinquenti. Gli Apaches di cui racconta de Peretti vivono in Corsica, a Porto Vecchio, sono un gruppo di quattro ragazzi tra i sedici e i diciannove anni legati da un rapporto di conoscenza e amicizia. Quattro ragazzi superficiali e svogliati che guardano con diffidenza e frustrazione le centinaia di giovani stranieri che ogni estate occupano la loro terra. Due di loro hanno origini marocchine.
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66° Festival di Cannes:
Venere in pelliccia
Subito dopo “Carnage”, Polanski torna a lavorare su un testo teatrale, prosciugandone gli elementi e concentrandosi in modo ancora maggiore sul lavoro purissimo di regia.
Venere in pelliccia









