66° Festival di Cannes:
Il passato


Altro film molto atteso: c’era in ballo la consacrazione di Asghar Farhadi, il regista di “About Elly” e soprattutto di “Una separazione”, sottoposto però al rischio della trasferta in terra straniera, magari con l’aggiunta di un ruolo centrale per Bérénice Béjo, la star di “The Artist”, e per Tahar Rahim, il protagonista di “Un profeta”.

“Il pericolo per un regista che decide di fare un film fuori dal suo contesto d’origine è di mettere le prime cose che catturano il suo sguardo. Io ho preso in contropiede questo rischio: poiché l’architettura di Parigi mi affascinava, ho voluto evitarla per accedere ad altro” dice Fahradi, che ha ambientato buona parte della vicenda presso un’abitazione di banlieue, in modo che Parigi fosse presente ma in modo non cartolinesco. Inoltre, dice di essersi posto la questione delle differenze tra un’ambientazione francese o iraniana: “Nei miei film, i personaggi si esprimono spesso in maniera indiretta: è un’attitudine abituale nella mia cultura ed è anche uno strumento drammatico cui ho fatto spesso ricordo. Ho notato però che questa attitudine era più rara in Francia. E’ certo relativo, ma i francesi si esprimono solitamente in modo più diretto e bisognava quindi che adattassi lo sviluppo dei personaggi francesi secondo questo nuovo parametro”.

In effetti, “Il passato” riprende sostanzialmente la struttura di “Una separazione”. La vicenda riguarda un uomo che torna a Parigi per incontrare la moglie e firmare le definitive carte del loro divorzio. Ma anziché andare in albergo viene ospitato nella casa di lei, ed è così costretto a confrontarsi ancora una volta con la donna, col proprio passato, con i bambini delle diverse unioni, con il nuovo convivente dell’ex-moglie e con tutte le complicazioni che ne derivano per i diversi personaggi. Come in “Una separazione”, la situazione di partenza viene così a poco a poco approfondita, rivelando scenari sempre più complessi, ricordando che niente è mai quello che sembra e che ogni azione ha motivazioni e retroscena profondi. Il problema del film è che in questo caso il procedimento diventa più meccanico e scontato, forse anche per le conseguenze di quella differenza culturale citata dal regista. Alla fine c’è stato il premio per Bérénice Béjo, ma “Il passato” lascia la sensazione che Farhadi rischi di essere già imprigionato in una sua maniera.

(renato venturelli)

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