“The Preview Murder Mystery” (1936) di Robert Florey

di Renato Venturelli.

Uno studio cinematografico della Hollywood anni ’30, una troupe impegnata nelle riprese di un film musical-spagnolesco (The Song of the Toreador), l’attore principale minacciato di morte e un misterioso assassino che semina il terrore sul set…

The Preview Murder Mystery (in Italia L’uomo senza volto) è un piccolo, riuscitissimo B-movie Paramount attorno al classico motivo da Fantasma dell’opera o The Last Warning (Paul Leni, 1928), sperimentato in tanti mysteries teatrali, particolarmente amato per la possibilità di mescolare i piani della realtà e della finzione, della scena e del mondo.

In questo caso, c’è però un ulteriore motivo di interesse. Perché il regista è Robert Florey, nato a Parigi, trasferitosi poi nella Hollywood degli anni ’20 per fare il giornalista, l’addetto stampa dei divi, l’aiuto regista. I suoi libri-reportages sulla vita dietro le quinte della Mecca dei divi sono stati ristampati in Francia fino a pochi anni fa, i suoi film sperimentali rientravano in tutte le rassegne anni ’70 e ’80 sul cinema d’avanguardia: in particolare The Life and Death of 9413 – A Hollywood Extra (1928), guarda caso imperniato su una comparsa hollywoodiana.

Diventato regista, si segnalò subito nel campo dell’horror (Il dottor Miracolo) e del comico (The Cocoanuts, con i fratelli Marx), ma finì ben presto per essere assorbito nell’ambito di quelle produzioni a minor costo in cui però dimostrava spesso una sua personalità spiccata, uno sguardo personale all’interno di formule stereotipate.

Soprattutto, continuò a guardare anche in pieno periodo sonoro ai classici del cinema espressionista tedesco e del cinema sovietico, infiltrando nei suoi film tocchi di cultura cinematografica al tempo stesso nostalgica e sofisticata. In L’età del noir lo avevamo del resto indicato tra i registi che in maniera più consapevole e ostentata si rifacevano alle atmosfere del muto e alle esasperazioni “espressioniste”, in film che vanno da L’uomo dalla maschera (1941) a Incrocio pericoloso (1949).

Definito per questo “the French Expressionist”, espressione ripresa anche nel titolo di una voluminosa monografia dedicatagli da Brian Tavis nel 1987, Florey è un regista che attende ancora un adeguato riconoscimento, sicuramente anche per i livelli diseguali della sua opera.

The Preview Murder Mystery è uno dei suoi film più riusciti e indicativi, oltre a costituire dal nostro punto di vista un riferimento esemplare per quella trasmissione dei modi “espressionisti” dall’epoca del muto al noir degli anni ’40. La vicenda è estremamente convenzionale, ma già i recensori d’epoca si accorsero che Florey “created more suspense with the camera than is in the story”. L’estro visivo sviluppato in collaborazione con un grande direttore della fotografia come Karl Struss si scatena ovviamente nelle scene di tensione, quando i personaggi si aggirano di sera tra i corridoi degli studi cinematografici, al buio, in un clima pervaso da una minaccia incombente: e queste sequenze costituiscono un progressivo trionfo di ombre portate, volti che affiorano dal buio, lampi di luce, architetture sghembe, inquadrature eccentriche e angolazioni oblique, ma anche espliciti rimandi al Gabinetto del dottor Caligari, sia sul set di un film horror girato in studio, sia in almeno una sequenza di suspense.

Ma lo stato di grazia di Florey in questo film s’impone anche nel modo stesso in cui riprende le scene di set, aggirandosi con occhio esperto e innamorato tra le attrezzature tecniche, delineando con pochi tocchi ironici star e registi, trovando sempre il punto giusto dove collocare la macchia da presa per raccontarci un ambiente e al tempo stesso creare una sensazione di continua tensione, dove l’angoscia si mescola all’ironia, il compiacimento all’autentico amore per quel mondo che conosce come le sue tasche anche dai punti di vista più defilati. Nella semplice abilità con cui riprende queste scene si avverte lo sguardo innamorato di chi quel mondo ha frequentato a lungo da posizioni marginali, adottando così con la macchina da presa angolature stratificate che permettono di cogliere al tempo stesso la rappresentazione scenica, il ruolo di regista, le attrezzature tecniche e l’apparato hollywoodiano.

Inoltre, la stessa vicenda, pur trita, racconta in fondo un estremo rigurgito di quel cinema muto in cui Florey s’è formato e che dovrebbe essere soppresso dal sonoro. Lo stesso regista provvedeva, ogni volta che poteva, a ingaggiare sui suoi set figure del muto che avevano visto la loro popolarità spazzata via dal parlato: e la storia della star anni ’20 che – dopo aver messo in scena la propria morte – torna per vendicarsi di registi e attrici, amici e mogli che lo avevano tradito e sfigurato, si adatta perfettamente alla poetica di Florey e al suo inesausto tentativo di trasferire nella nuova stagione del cinema gli strumenti espressivi di quel periodo, costituendo un esemplare trait d’union tra il muto, gli anni trenta e il noir degli anni quaranta.

 

 

 

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2 Risposte a “The Preview Murder Mystery” (1936) di Robert Florey

  1. Vittorio Perini scrive:

    Florey è nato a Parigi ma quando parli di “Esasperazioni espressioniste” io non posso non pensare alla Repubblica di Weimar ed a tutti quei registi mitteleuropei che sono “scappati” a Hollywood a fare fortuna. Sai perfettamente a chi mi riferisco (e non solo al mio Lubitsch).
    Ciao, è un piacere leggerti.

    • Renato Venturelli scrive:

      eh ma infatti i riferimenti sono quelli che dici… magari con qualche ulteriore elaborazione avant-garde