TORINO FILM FESTIVAL 2015 – LA PATOTA di Santiago Mitre

la patotadi Juri Saitta.
In questi anni il cinema latinoamericano sta riscontrando un sempre maggiore interesse e apprezzamento generali, come per esempio dimostrano i premi vinti nei festival internazionali da alcuni film argentini, cileni e venezuelani. la patotadi Juri Saitta.
In questi anni il cinema latinoamericano sta riscontrando un sempre maggiore interesse e apprezzamento generali, come per esempio dimostrano i premi vinti nei festival internazionali da alcuni film argentini, cileni e venezuelani.
L’ultimo caso è avvenuto proprio al 33° Torino Film Festival, dove la produzione argentina La patota di Santiago Mitre ha ricevuto il Premio della Giuria e quello per la migliore attrice a Dolores Fonzi.

Il titolo in questione è un’opera politica-sociale che punta quasi tutto sulla vicenda raccontata, sulle interpretazioni dei protagonisti e, in buona parte, sui dialoghi serrati ed esplicativi.

Il film narra la storia di Paulina, un avvocato di ventotto anni molto qualificata e di buona famiglia (il padre è un facoltoso giudice progressista) che decide di fare l’insegnante in una zona povera e rurale del Paese. E quando sarà lì, la protagonista non solo riceverà una cattiva accoglienza da parte degli alunni, ma verrà persino stuprata con la complicità di alcuni di loro. Ma la donna, invece di reagire con rabbia e desiderio di condanna come tutti si aspettano e le consigliano, cercherà d’indagare i fenomeni economici-sociali che indirettamente hanno reso possibile quell’atto di violenza.

Anche se il lavoro di Mitre passa attraverso diversi “sotto-generi” (dal film sulla scuola e sul rapporto insegnanti/alunni tipo Il seme della violenza all’opera sulla dialettica tra giustizia e vendetta), La patota mantiene sempre un approccio politico-sociologico dalla grande volontà analitica, come emerge dai lunghi dialoghi tra padre e figlia. Questi puntano a spiegare con un certo ritmo sia le ragioni dell’uomo, il quale non capisce né condivide le scelte della figlia, sia le motivazioni di Paulina, che vede l’atrocità subita come un prodotto della diseguaglianza tra le classi sociali.

E se da un lato, il risultato è a tratti coinvolgente ed efficace, dall’altro rischia di essere troppo didascalico: qui sembra che non vi siano eventuali sottotesti, né alcuna possibilità interpretativa da parte dello spettatore. Nel film di Mitre tutto è chiaro, tutto è esplicito, dalla vicenda narrata ai testi sociali che questa si porta con sé.

Ma se la sceneggiatura pecca di un didascalismo troppo marcato, la performance di Dolores Fonzi riesce invece a lasciare una certa libertà di giudizio allo spettatore, mantenendolo emotivamente distante dalla protagonista. Infatti, l’attrice interpreta Paulina in modo distaccato, a tratti quasi inespressivo, rendendola fredda, molto decisa e a tratti persino austera. Così, nonostante tutta la storia venga narrata dal punto di vista della donna, lo spettatore non ha una reale possibilità di empatizzare con lei. Indubbiamente, il pubblico potrà comprendere le sue ragioni, ma non potrà mai provare, o illudersi di provare, i suoi stessi sentimenti e le sue stesse emozioni.

Tale elemento fa sì che lo spettatore sia libero di stare o meno dalla parte di Paulina: se sentire e condividere le sue scelte, se propendere per la morale più comune del padre o se restare distante da entrambe le posizioni.

E sta proprio in questo il punto di forza dell’opera, che pone rigorosamente delle domande senza però voler dare ad ogni costo delle risposte e indicare delle strade.

In tale prospettiva, La patota, pur essendo un film di matrice politica, è quasi l’opposto di quel cinema politico che intende sensibilizzare e lanciare messaggi, ma è piuttosto un lavoro che, come altri titoli sud americani usciti negli ultimi anni (si pensi ai film di Larraín), preferisce la fredda analisi all’esplicita militanza.

Quello di Mitre è dunque un film didascalico nell’esposizione delle tematiche, ma freddo e distante nell’approccio generale, sempre lucido e mai emotivamente ricattatorio.

(di Juri Saitta)

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