Far East Film Festival 2019 – “Bodies at Rest” di Renny Harlin

di Renato Venturelli.

Si rivede al festival di Udine Renny Harlin, il regista finlandese che negli anni ’90 sembrava destinato a diventare uno dei protagonisti dell’action americano, ma che dopo i successi di “58 minuti per morire” o “Cliffhanger” ha poi clamorosamente fallito proprio con i due titoli che più erano stati presi sul serio in Italia: “Corsari” e “Spy”, entrambi interpretati dalla moglie Geena Davis, scambiati da qualcuno per sofisticate operazioni “teoriche”.

Da qualche tempo Harlin s’è trasferito in Cina e nella prima serata del festival passa questo suo vorticoso thriller dove ha l’occasione di mescolare Hollywood e Hong Kong. Il punto di partenza è infatti una sceneggiatura americana di David Lesser, accuratamente rielaborata per le esigenze del pubblico asiatico. E la vicenda è ambientata tutta in una notte, quando tre criminali mascherati irrompono nell’obitorio decisi a mettere le mani sul cadavere di una donna con una pallottola in corpo che risulterebbe per loro compromettente, ma trovano l’opposizione del medico della morgue e di una sua assistente.

Da questo spunto prende il via un film serratissimo e incalzante, sia per la sceneggiatura che sforna sempre nuove situazioni e colpi di scena, sia per l’uso convulso del rapporto tra i corpi e gli spazi, gestiti con consumata esperienza da Renny Harlin. Si resta nell’ambito di un puro prodotto spettacolare, puntando sui protagonisti Nick Cheung e Zi Yang, oltre che sulla raffica di spunti action thrilling a ripetizione: il limite sta semmai in una frenesia visiva dal montaggio serratissimo, ma che per lo più ruota semplicemente attorno a un dinamismo di superficie, incapace di approfondire non solo i personaggi ma anche le situazioni e le traiettorie formali. Resta la curiosità del Renny Harin “cinese”, qui al suo terzo film, ma sempre confinato entro i limiti che hanno caratterizzato la sua intera carriera.

 

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