Il Cinema Ritrovato 2025 / “The Pleasure Garden” di Alfred Hitchcock

di Renato Venturelli.

Nella sezione “Cento anni fa” del Cinema Ritrovato c’erano capolavori celebratissimi del 1925 come L’angelo del focolare di Dreyer, Sciopero di Ejzenstein, The Big Parade di King Vidor o The Salvation Hunter di Sternberg. C’era anche il più raro Prem Sanyas tedesco-indiano di Franz Osten e pure Grass dell’accoppiata Cooper-Schoedsack di King Kong, memorabile documentario sulla migrazione dei Bakhtiari, la popolazione nomade dell’Iran.

Michel Gondry ha anche presentato Le voyage imaginaire di René Clair, ma soprattutto non poteva mancare in versione restaurata The Pleasure Garden, cioè il vero e proprio esordio nella regia da parte di Hitchcock, che pure aveva già avuto svariate esperienze di set. Ed è curioso che il primo ciak di questo suo primo film Hitch l’avesse dato proprio in Italia, a Genova, in circostanze così romanzesche da lasciare la sensazione che lui stesso le abbia iperbolicamente ingigantite.

Tutti conosciamo la rievocazione fatta da Hitch nel libro-intervista con Truffaut, ma non si trattava di una novità improvvisata davanti al suo interlocutore, perché ne aveva già parlato nel 1936 su “Film Weekly”, iniziando i suoi ricordi con il titolo “I Begin with a Nightmare”, quindi era tornato sull’argomento in “Life Among the Stars”, pubblicato l’anno successivo (1937) su “News Chronicle”. E le varie versioni contengono piccole varianti ma sono tutte sostanzialmente concordi sui fatti principali.

Eppure l’intera vicenda è raccontata come uno dei suoi thriller, fin dalla movimentata partenza dalla stazione ferroviaria di Monaco, in Germania, come se si trattasse di una sceneggiatura già bell’e pronta, angosce personali comprese. Alla partenza da Monaco, sabato 6 giugno, l’attore principale arrivò all’ultimo momento, e il regista sostiene di averlo visto salire di corsa sull’ultimo vagone mentre il treno stava già partendo. Alla frontiera, apprese poi che non doveva dichiarare pellicola e obiettivi, e che questi ultimi erano nascosti proprio sotto il suo sedile: una situazione da “Nodo alla gola”, insomma, con Hitch terrorizzato come sempre dalla presenza di agenti in divisa.

A Genova scese poi all’hotel Bristol senza la pellicola sequestratagli dalla dogana, dedico quindi tutto il lunedì alla lotta contro il tempo per procurarsene dell’altra, al martedì mattina (9 giugno) si recò alla stazione marittima per realizzare finalmente le scene del suo esordio, ma si accorse che nel frattempo gli avevano rubato tutti i soldi dal portafoglio. E siccome dopo le inquadrature genovesi doveva poi recarsi in Riviera per filmare l’annegamento di una ragazza, dovette fare un’umiliante colletta per giungere almeno ad Alassio: dove, sempre secondo i suoi ricordi, una massa di curiosi si riversò in spiaggia a una vecchia finì per rovinargli completamente le riprese.

L’enorme quantità di disavventure condensate in quei pochi giorni è molto più ampia di quanto qui sommariamente riportato, ed è inevitabile che lasci molti sospetti, anche perché la rievocazione tocca praticamente tutte le corde più intime della personalità di Hitchcock, le sue paure, le sue angosce, perfino il suo stile visivo nei dettagli della rievocazione. Ma va appunto ricordato che a quella ricostruzione rimase sempre fedele, senza mai cadere in contraddizione: sia nella versione del 1936, sia in quella del 1937, sia in quella definitiva davanti a Truffaut. E perfino quando venne in Italia nel 1971, per la presentazione di Frenzy, nella conferenza stampa a Milano ricordò che “A Genova mi rubarono diecimila lire!”.

È tra l’altro curioso che sia rimasta in molti testi la versione secondo cui la scena in Riviera sarebbe stata girata a Sanremo, in quanto Hitchcock è esplicito: andarono ad Alassio, anche se si desume che probabilmente il set era previsto a Sanremo. È possibile che Hitchcock abbia dovuto rinunciarvi per motivi economici, fermandosi nella più vicina Alassio, così come è possibile che abbia ricamato sulla vicenda per spiegare come mai andò ad Alassio anziché nella prevista Sanremo: entrambe le località, tra l’altro, ospitavano un’ampia comunità inglese.

Il problema è che la scena dell’annegamento, così come appare nel film, quasi certamente non fu girata in esterni liguri, e che quindi le riprese di Alassio furono davvero inutilizzabili, forse per colpa dei curiosi, forse per colpa della vecchietta, più probabilmente per altri motivi mascherati dall’aneddoto. Alla fine, di tutta quell’avventura movimentata in Liguria, resta la breve scena della partenza della nave, con l’attore Miles Mander a bordo e l’immagine ormai rara della vecchia stazione marittima genovese, Ponte Federico Guglielmo, destinata ad essere sostituita dopo pochi anni. Come se non bastasse, nello stesso hotel di cui fu ospite a Genova non era rimasta alcuna memoria della sua presenza, mentre si prosegue da anni a ricordare che venne di quell’albergo negli anni ’50, ispirandosi poi alla sua scala per Vertigo: del vero soggiorno s’è persa memoria, mentre rimane il ricordo di un altro misterioso soggiorno mai confermato da alcun documento.

 

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