Il Cinema Ritrovato 2025 – XXXIX edizione

di Antonella Pina.

Il Cinema Ritrovato, alle soglie dei suoi primi quarant’anni di vita, continua ad essere ricco di eventi e di emozioni per i cinefili provenienti da ogni dove, “non un cimitero di vecchi film, ma l’incontro attivo del pubblico di oggi con opere del passato, perché la vita e il lavoro di tanti artisti non sia stato inutile”, come si legge nella Guida al Cinema Ritrovato che introduce il catalogo di questa edizione.

Le sale cinematografiche coinvolte sono otto, due le arene per le proiezioni all’aperto e sono stati tanti gli incontri con gli artisti e i professionisti del Cinema. Ricordiamo l’omaggio ad Asghar Farhadi; a Terry Gilliam; a Jim Jarmusch e a Jonathan Glazer.

Il Paradiso dei cinefili ha dedicato una retrospettiva a Lewis Milestone, a Katharine Hepburn, a Luigi Comencini e a Coline Serreau. Nella sezione Ritrovati e Restaurati sono stati presentati 125 film: dalle pellicole del cinema muto dei primi anni del ‘900 a History of Violence del 2005, passando per le comiche mute di Laurel&Hardy e per Sorcerer di William Friedkin.

Ricordiamo The Golden Rush di Charles Chaplin proiettato in Piazza Maggiore con le musiche composte da Chaplin per la versione sonora del 1942 riadattate da Timothy Brock per la versione muta del 1925 ed eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna diretta dallo stesso Brock;  Saint Joan (Santa Giovanna) di Otto Preminger; Les Mauvais Coups  (I cattivi colpi) di François Leterrier; Five Easy Pieces (Cinque pezzi facili) di Bob Rafelson; L’Horologer de Saint-Paul (L’orologiaio di Saint -Paul) di Bertrand Tavernier; One Flew Over the Cuckoo’s Nest (Qualcuno volò sul nido del cuculo) di Miloš Forman; Sholay – Director’s Cut di Ramesh Sippy; Thief (Strade violente) di Michael Mann.

La Macchina del Tempo ha mostrato le “solite” meraviglie, i film di Méliès presentati con imbonimenti d’epoca da Julie Linquette. L’imbonimento è una sorta di racconto del prestigiatore per descrivere ciò che il pubblico si accinge a vedere, per dirlo con le parole di Henri Langlois “è semplicemente la favola destinata a dare a ogni trucco di prestigio le sembianze della verità.”

 

La Macchina dello Spazio ci ha portati in Giappone a scoprire o riscoprire il cinema di Mikio Naruse prima della guerra; nel Nord Europa – Danimarca, Svezia e Norvegia –  per una selezione di film degli anni ‘40 e  ‘50 che hanno dato inizio alla stagione del noir del nord;  nel Cinema Libero “che fa della marginalità il suo centro d’indagine”, undici film da Paesi “marginali”: Brasile, Guinea-Bissau, Iran, Tunisia. Storie che parlano di liberazione latinoamericana, di violenza coloniale, di censure e repressioni.

Neppure il caldo tropicale è riuscito a fiaccare l’entusiasmo di sempre. Provati ma felici, abbiamo camminato per sette giorni, con poche soste, lungo le molte strade che portavano al cinema.

 

 

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