“I miserabili” di Ladj Ly

di Renato Venturelli.  Il titolo rimanda volutamente a Victor Hugo, e il film è ambientato proprio nella Montfermeil dei coniugi Thénardier, di Cosette e della locanda “Il sergente di Waterloo”. Ma l’ambientazione dei nuovi Miserabili è tutta contemporanea, e la Montfermeil di oggi è un sobborgo parigino in cui è cresciuto il regista Ladj Ly, 42 anni, figlio di immigrati del Mali, abituato da anni a riprendere con la videocamera la gente del suo quartiere e i comportamenti dei poliziotti nella banlieue, finito anche nei guai proprio per i suoi filmati sul web.

Al cinema dice di essersi avvicinato negli anni ’90 dopo aver visto L’odio di Kassowitz, ma anche la nuova blaxploitation americana d’inizio decennio, “i grandi film black che mi facevano sognare, come New Jack City, Boyz N the Hood o Nella giungla di cemento”, quelli che partivano dall’osservazione della società per trasferirla in una dimensione tutta cinematografica, dal dinamismo pulsante.

E I miserabili è una specie di aggiornamento della vita di banlieue a oltre vent’anni di distanza da quei modelli. Quanto alla vicenda, è simile a tanti polizieschi di oggi: con tre poliziotti che pattugliano ogni giorno il quartiere, alle prese con la malavita organizzata, un boss di strada autodefinitosi “le maire”, i fratelli musulmani che fanno proselitismo tra i più giovani. Finché i tre agenti vengono assaliti dai ragazzini della zona, uno di loro viene ripreso mentre spara su un bambino già ammanettato, e a quel punto esplode la rivolta dei giovanissimi che va a spezzare il precario equilibrio di poteri, con tanto di finale sospeso sull’orlo della tragedia e su un Gavroche dei nostri giorni.

Tutto raccontato con efficacia, cercando di portare all’interno di ogni sequenza e di ogni inquadratura la tensione di un universo pronto ad esplodere. Non un film contro la polizia, come ci si poteva forse aspettare, ma un film problematico, che cerca di cogliere le diverse sfaccettature, pieno di azione, di dramma e di ironia. E la forza del film, oltre che nel suo dinamismo visivo e drammaturgico, sta anche nel riuscire a essere tante cose insieme: un poliziesco energico nel solco più schietto del cinema di genere, una proiezione delle esperienze autobiografiche del regista (“tutto è ispirato a fatti reali, soprattutto la scena finale che io ho vissuto: ero là quel giorno, abitavo al pian terreno, con i poliziotti insanguinati che urlavano…”), una testimonianza sui ghetti francesi nell’epoca dei gilet jaunes… Quella lettura stratificata che appartiene appunto alla miglior tradizione dei generi.

Primo lungometraggio di finzione dopo tanti corti e documentari (ma A voce alta – La forza della parola, 2017, era discutibile), I miserabili riesce a nascondere i pochi mezzi con cui è stato girato e costituisce una delle maggiori rivelazioni di stagione, immediatamente riconosciuto: premio della giuria a Cannes 2019, César per il miglior film dell’anno, nomination all’Oscar nella cinquina dei titoli stranieri.

 

I miserabili

(Les Misérables, Francia 2019)  Regia: Ladj Ly; sceneggiatura: Giordano Gederlini, Alexis Manenti, Ladj Ly; fotografia: Julien Poupard; montaggio: Flora Montpelière; interpreti: Damien Bonnard (Stéphane), Alexis Manenti (Chris), Issa Perica (Issa), Djebril Zonga (Gwada), Al-Hassan Ly (Buzz), Steve Tientcheu (Le Maire); produzione: Toufik Ayadi, Christophe Barral; origine: Francia 2019; durata: 103 minuti

 

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