WELLES A GAVI – Steve Della Casa ricorda l’amicizia tra Welles e Lavagnino

di Giancarlo Giraud.   Si è svolta a Gavi (Alessandria) lo scorso 18 agosto nel chiostro del convento di Nostra Signora delle Grazie una serata intitolata ORSON WELLES, IL GAVIESE. L’evento è stato promosso dall’Ordine dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi ed era dedicato ai rapporti di amicizia e di lavoro tra il celebre regista americano e il grande musicista Angelo Francesco Lavagnino, legato a Gavi per residenza e affetto.

A condurre l’incontro il gaviese doc, il critico cinematografico Steve Della Casa, reduce dal Festival di Locarno dove la sua trasmissione radiofonica “Hollywood Party” ha ricevuto il Pardo d’oro per i venticinque anni di partecipazione alla rassegna. Ha arricchito la serata la presenza di Alessandra Lavagnino, una delle figlie del musicista, che ha ribadito la stima e l’amicizia tra i due artisti confermati anche dai “Ritratti shakespeariani”.

Dodici scatole di sigari Avana, sul fondo delle quali Orson Welles aveva disegnato alcuni ‘studi’ per i personaggi shakespeariani, che di lì a poco avrebbe messo in scena nella versione cinematografica del “Mercante di Venezia”. Regalate agli inizi degli anni ’70 da Welles all’amico, collaboratore e compositore Angelo Francesco Lavagnino, ora sono fino al 5 ottobre tra i materiali esposti al Museo Nazionale del Cinema di Torino presso la Mole Antonelliana nell’ambito della mostra MY NAME IS ORSON WELLES.

Il racconto di Della Casa è partito dall’estate del 1947 quando Welles arrivò a Cremolino, vicino ad Ovada, per incontrare Ubaldo Arata, il direttore della fotografia di “Roma città aperta”. L’idea del regista era quella di coinvolgerlo nel suo progetto cinematografico su Cagliostro ma Arata per motivi di salute declinò l’invito. Le riprese iniziarono nell’autunno successivo ma vennero subito dopo interrotte dalla casa di produzione mentre Arata morì nell’inverno dell’anno dopo.

E’ proprio in quell’occasione della visita a Cremolino che Welles restò tre giorni tra Ovadese e Val Lemme e fece tappa anche a Gavi per incontrare Lavagnino. Welles e Lavagnino lavorarono insieme in due film : “Otello” (1951) e “Falstaff”(1965) come ha ricordato nel suo intervento Silvia Ivaldi, giovane musicista gaviese laureatasi con una tesi su Lavagnino e in particolare proprio sulle musiche dell’Otello. Lavagnino è considerato un pioniere della musica da film in Italia con oltre 280 colonne sonore al suo attivo, capace di spaziare dai kolossal storici ai western e ai documentari di viaggio come “Continente perduto” che gli valse il Nastro d’argento per le musiche nel 1955 ma nella sua filmografia troviamo anche alcuni famosi titoli con Alberto Sordi: “Un americano a Roma” (1954, “Bravissimo”(1955), “Lo scapolo”(1955) , “Tutti a casa” (1960) e molti dei film interpretati da Totò tra cui “Totò e Carolina” (1955) di Mario Monicelli.

Gli esordi con l’ Otello di Welles diedero subito a Lavagnino una caratura e notorietà internazionale, tra i suoi maggiori successi sono da citare “Notre-Dame de Paris” (1956) di J. Delannoy con A.Quinn e G. Lollobrigida,”Timbuctu’” (1957) di H. Hathaway con J. Wayne e S. Loren e “Ombre bianche”(1960) di N. Ray. Apprezzamenti per Lavagnino che sono continuati fino agli anni’70 quando Peter Bogdanovich per il suo “Daisy Miller”(1974) lo volle come consulente musicale.

Lo stesso Peter Bogdanovich ha raccontato di aver conosciuto il compositore genovese grazie alle collaborazioni “avventurose” di Lavagnino con Orson Welles. Una di queste riguarda il Don Chisciotte incompiuto di Welles di cui Steve Della Casa, nella veste di Conservatore della Cineteca Nazionale di Roma, nel chiudere la serata di ORSON WELLES, IL GAVIESE ha annunciato per il 2028 il restauro e la ricostruzione basata sull’adattamento di Cervantes a cui Welles lavorò a partire dal 1957 senza mai completarlo.

Si tratta di un progetto ambizioso, impegnativo e costoso che riprende – ha continuato Della Casa – “la genialità e l’arte d’arrangiarsi del Maestro Welles” e vede la collaborazione di quattro grandi istituzioni europee – il CSC–Cineteca Nazionale, la Filmoteca Española, la Cinémathèque française e il Filmmuseum di Monaco di Baviera. Insomma la “Storia immortale” di Welles continua.

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