“Il principe del mondo” di Antonio Monda e l’avvento del sonoro a Hollywood

di Giamarco Cilento.

«Un’illuminazione giusta trasforma in sogno anche il posto più squallido. Del resto, il cinema cos’è?». Una delle tante citazioni divertenti e illuminanti in bocca ai personaggi de Il principe del mondo (Mondadori) ottavo romanzo di Antonio Monda della decalogia dedicata a New York, che riflette ancora una volta sul cinema e sull’America in generale. Più lungo rispetto al precedenti capitoli della saga Nel territorio del diavolo, questo nuovo libro è una storia ambientata sulla fine degli anni ’20, che furono quelli dell’avvento del sonoro in America ma non solo. E si parla proprio di questo: di Sam Warner, di Hollywood e del lancio de Il cantante di Jazz di Alan Crosland, primo film sonoro della storia.

La storia viene narrata in prima persona attraverso gli occhi di Jake Singer, giovane assistente del produttore Warner, scomparso improvvisamente il 5 ottobre 1927, il giorno prima della premiere del film di Crosland. Jake assiste ai continui malesseri fisici di Sam, preludio della sua morte, e che trascura per dare spazio alla prima proiezione pubblica di questa grande sfida: un film con suoni, musica e canto. Warner morirà, ma la sera dopo la proiezione non potrà comunque non svolgersi, lo show deve continuare.

Con un tocco di ironia tipico di certe commedie americane di quegli anni, vediamo Singer dimenarsi tra varie star di Hollywood la sera della prima, assistendo a Mae West che vuole sedersi a tutti i costi accanto a Charlie Chaplin, Greta Garbo che fa i complimenti al regista e Marion Davies camminare sottobraccio a William Randolph Hearst, magnate che ispirerà Orson Welles per il protagonista di Quarto potere. Una sera ricca di star, di orgoglio, o meglio di chutzpah, ovvero di “sfrontatezza” in yiddish, parola pronunciata più volte dal protagonista che, la sera stessa dell’anteprima, farà un incontro con destinato a cambiargli la vita, quello con Joe Kennedy, padre di John Fitzgerald, interessato a investire nel cinema.

Come in tutti i libri di Monda a prevalere è la spietatezza dell’America, coacervo di razze, ideologie, passioni e desideri. Il protagonista assiste alle origini della famiglia più controversa e discussa degli Stati Uniti. E al loro sottile antisemitismo e arrivismo. Come tutti gli uomini rampanti nel nuovo continente, Singer non può che assistere alla sconfinata mercificazione di questa chutzpah. Proprio per questo Il principe del mondo è una vera e propria parabola sul cinema e sul potere, raccontata con il solito scaltro occhio di un cultore e professore di cinema trapiantato negli Usa ancora profondamente italiano.

 

 

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