Cannes 2019 – 9 : Vince “Parasite”, tutti contenti.

di Renato Venturelli.

Palma d’oro a Parasite di Bong Joon-Ho, gran premio della giuria ad Atlantique di Mati Diop, premio per la miglior regia ai Dardenne (Le jeune Ahmed), premio della giuria a I miserabili di Ladj Ly e a Bacurau dell’accoppiata Mendonça Filho – Juliano Dornelles.

Il palmarès di Cannes 72 lascia clamorosamente fuori sia il film di Tarantino sia quello di Kechiche, quest’altro peraltro accolto fra molte polemiche. Eppure la Palma a Bong Joon-Ho è una scelta che fa piacere, dimostra la capacità e il coraggio di cogliere le novità emerse in questi ultimi anni a livello mondiale, aggirando le consuete e scontate scelte di autori e cinema “da festival”.

Parasite convince forse meno di altri film di Bong Joon-Ho, ma è stato accolto trionfalmente dal pubblico, ha confermato la capacità del regista di fare un cinema assolutamente personale eppure rivolto al tempo stesso al grande pubblico. E premia una cinematografia come quella sudcoreana che non solo è da tempo una delle più vitali e innovative in assoluto a livello mondiale, ma viene qui riconosciuta proprio per le sue qualità anche popolari, nella sua anima “di genere e d’autore” come si ama dire.

Comprensibili, invece, gli scetticismi per il premio per la regia ai Dardenne, non tanto per i limiti che alcuni hanno visto nel loro film, ma per la scarsa opportunità di attribuire questo tipo di premio a chi ha già vinto la Palma d’oro e ha già avuto abbondanti riconoscimenti. Molto più sensato sarebbe stato premiare nomi nuovi e regie innovative, visto che la scelta non mancava: ma è possibile che si tratti di un premio di riparazione per un film che aveva avuto consensi all’interno della giuria.

Infine, gli altri premi. Quello ad Antonio Banderas per Dolor y Gloria suona anche un po’ come risarcimento per Almodovar, che molta stampa a Cannes avrebbe voluto veder premiare con la Palma d’oro. Per “Un Certain Regard” vanno invece segnalati il premio premio a A Vida Invisivel de Euridice Gusmao di Karim Ainouz e il premio della giuria a O que arde di Oliver Laxe, quello per la regia a Kantemir Balagov e il premio speciale a Liberté di Albert Serra: chissà quanto su queste scelte ha influito la presenza di giurati come Lisandro Alonso e Lukas Dhont accanto alla presidente Nadine Labaki. Infine, tra gli altri premi: quello della giuria ecumenica a A Hidden Life di Malick, la Queer Palm al film di Céline Sciamma, il premio Fipresci a It Must Be Heaven di Elie Suleiman, la Dog Palm al cane di C’era una volta… a Hollywood.

 

 

 

Postato in Festival di Cannes.

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