“La ballata di Buster Scruggs” di Joel e Ethan Coen

di Aldo Viganò.

I fratelli Coen tornano al western dopo il remake di “Il Grinta” e consegnano allo schermo cinematografico o televisivo (non c’è differenza, trattandosi di una produzione Netflix) un film in sei episodi fruibili singolarmente, ma che nel loro insieme si propongono come una antologia storica del “genere” per eccellenza dei cinema americano: dalla nascita del sonoro al sempre più consapevole annuncio funebre dell’epoca eroica di Hollywood, contrassegnata dalla classicità.

“La ballata di Buster Scruggs”  inizia in modo gioioso con l’arrivo nel saloon di un infallibile pistolero canterino (lo Scruggs del titolo), che sembra uscire da quei film con cowboy vestiti di bianco immacolato, cari ai western dei primi anni Trenta, ma poi si conclude con l’inaspettata morte del protagonista, sfidato e ucciso con un colpo in fronte dal suo clone di nero vestito.

Il tema della morte ritorna puntualmente in tutti gli altri episodi del film, sia che si parli di un ladro di cavalli (Jess Franco) che in un territorio infestato dai comanches deve fare i conti con il tema classico dell’impiccagione del fuorilegge (“Near Algodones”);  sia che si racconti il deambulare sul territorio di un impresario teatrale (Liam Neeson) che sfrutta un candido tronco di ragazzo senza braccia e senza gambe, il quale recita per i villici brani della Bibbia o frammenti scespiriani, venendo infine letteralmente gettato via dal suo “patron” per essere sostituito con una più remunerativa gallina che sa fare di conto (“Meal Ticket”). E “La ballata di Buster Scruggs” procede così anche negli ultimi tre capitoli che, con tono sempre più serio e con scelte estetiche progressivamente più complesse, sono incentrati sul tema del vecchio ed esperto cercatore d’oro (“All Gold Canyon”, con Tom Waits); su quello della carovana dei pionieri (l’eroina votata al sacrificio è Zoe Kazan) che attraversa un territorio inesplorato, dove la morte è sempre in agguato (“The Gal Who Got Rattled”); e sul viaggio verso il nulla di cinque ospiti internazionali (un irlandese, un inglese, un francese, un trapper e una signora) su una diligenza (“The Mortal Remains”) che, pur con la maniera vagamente surreale dei Coen, cita ora “Ombre rosse” e ora “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino.

Nel suo insieme, quello dei Coen è un film affascinante e prezioso, capace di essere nello stesso tempo pensoso e allegro, drammatico e divertente, parodistico e malinconico. Una antologia di “genere”, ma anche un’opera squisitamente d’autore. Un western contemporaneo che afferma la propria modernità proprio nell’uso degli archetipi linguistici e narrativi di un cinema popolare e gloriosamente antico.

Come è accaduto alla lunga storia del West, il film dei Coen diventa così, episodio dopo episodio, sempre più maturo e complesso, raggiungendo il suo culmine estetico nel quarto (quello del cercatore d’oro) e nel quinto (quello dei pionieri in viaggio verso l’Oregon) capitolo e trovando la propria sintesi narrativa ed emotiva nell’ultimo racconto: l’unico che si nega agli spazi naturali e aperti tipici del western, trovando nell’ambientazione claustrofobica della diligenza e nei dialoghi molto ben scritti che in essa si svolgono, sui temi universali della vita, dell’amore e della morte, la propria compiuta valenza di riflessione malinconica su un cinema che purtroppo ormai non c’è più  e si fa sempre meno.

  

LA BALLATA DI BUSTER SCRUGGS

(“The Ballad of Buster Scruggs”, USA 2018)  regia, soggetto e sceneggiatura: Joel e Ethan Coen  – fotografia: Bruno Delbonnel – musica: Carter Burwell – scenografia: Jess Gonchor – costumi: Mary Zophres – montaggio: Roderick Jaymes. interpreti e personaggi: Tim Blake Nelson (Buster Scruggs), Willie Watson (ragazzo), David Krumholtz (avventore francese), James Franco (cowboy), Stephen Root (banchiere), Ralph Ineson (uomo in nero), Liam Neeson (impresario), Harry Melling (artista), Tom Waits (cercatore d’oro), Zoe Kazan (Alice Longabaugh), Bill Heck (Billy Knapp), Grainger Hines (Mr. Arthur), Tyne Daly (signora), Brendan Gleeson (irlandese), Jonjo O’Neill (inglese), Saul Rubinek (francese), Chelcie Ross (trapper). distibuzione: Netflix – durata: due ore e 13 minuti

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