Festival di Cannes 2014: The Homesman di Tommy Lee Jones

di Renato Venturelli.
C’erano schierati i vecchi maestri e le nuove star del cinema d’autore, i grandi favoriti della vigilia e le rivelazioni dell’ultimo momento. Ma uno dei film migliori di Cannes 2014 – forse il migliore in assoluto – è il western classicissimo del 68enne Tommy Lee Jones, tornato in concorso nove anni dopo la rivelazione di “Le tre sepolture”.
A dire il vero, il regista rifiuta con abbondanti argomentazioni l’etichetta di western, ma di quello si tratta: in forma più classica rispetto al peckinpachiano film precedente, e ancor più intriso di malinconia e amarezza.
Hillary Swank vi interpreta una donna energica che conduce tutta sola la sua fattoria in mezzo alle praterie dell’Ovest, ostinatamente in cerca di un marito, ma condannata a trovare tutti gli uomini recalcitranti a causa del suo carattere autoritario.
Quando però ci sono tre donne che hanno perso la testa nell’infernale solitudine del West, e bisogna condurle fino a una lontana cittadina, è lei l’unica a proporsi per il viaggio di settimane attraverso territori selvaggi, mentre tutti gli uomini si tirano vigliaccamente indietro. E durante il lungo percorso verrà affiancata dal ruvido e solitario Tommy Lee Jones, nella parte di un avventuriero cui salva la vita e che è così costretto a seguirla, proteggerla e a poco a poco immettere qualche brandello di umanità e di civiltà nella sua natura selvatica.
Sembra una variante dell’antico “donne verso l’ignoto”, ma secondo un’epica rovesciata dove il viaggio non è più quello in avanti verso i pionieri, una speranza di vita e di libertà, l’idea più o meno precaria di fondare un nuovo mondo. Quello di “The Homesman” è invece un viaggio all’indietro, il segno di un fallimento che unisce tre donne ormai impazzite nella realtà del mito della frontiera a due figure diversamente solitarie e irrimediabilmente celibi.
Il film di Tommy Lee Jones ci parla così di storia concreta, di come il sogno americano ha macinato vite ed esistenze, sottoponendole a violenze di ogni tipo e disperdendole nel nulla. Ma come tutti i grandi western è anche un film che ci parla della vita e della morte, dell’impegno etico davanti a se stessi, del rapporto tra l’individuo e la società. Lo fa con un linguaggio classico, potente nelle sue semplificazioni, usando l’ironia e la commedia per affrontare temi amarissimi e drammatici. Una delle grandi riuscite di questo festival.
(Renato Venturelli)

 

 

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