Karlovy Vary cresce ancora


KVIFFCon una crisi economica che ha colpito molti paesi le riduzioni di budget hanno limitato l’attività o annullato anche vari Festival del Cinema: questo, per fortuna, non è accaduto alla quarantottesima edizione del KVIFF, Karlovy Vary International Film Festival, che è riuscito non solo a proporre più film dell’edizione precedente, ma anche a creare innumerevoli Master Class con importanti personaggi del mondo del cinema internazionale, e Talk Meeting aperti anche al pubblico con una cinquantina di registi, attori o produttori giunti in Repubblica Ceca per presentare i loro film. Tra gli italiani ricordiamo Paolo Sorrentino, Roberto Andò, Valeria Golino.
Nato nel 1946, saldamente in mano al Direttore artistico Karel Och ormai da alcune edizioni, coadiuvato da Eva Zaoralová che ha saputo fare crescere il Festival negli ultimi 20 anni a livello internazionale, questa kermesse ha proposto 235 film, una quarantina di eventi tra cui una serata popolare dedicata a Grease con oltre 5000 persone scatenate a cantare e ballare.
Pochi dati solo per dare una dimensione del successo di questa manifestazione ceca. Il festival ha visto le sue consuete apparizioni di star di Hollywood sia con Oliver Stone e John Travolta per ricevere i globi di cristallo alla carriera ma oltre a loro oltre 50 attori notissimi, l’ultimo tra loro il premio Oscar F. Murray Abraham che ha presenziato alla serata di chiusura.
L’edizione di quest’anno ha avuto 12.028 visitatori accreditati, tra cui 357 registi, 855 professionisti del cinema, e 643 giornalisti. Un totale di 128.031 biglietti sono stati venduti per 461 proiezioni di film e 235 avvenimenti, documentari e cortometraggi sono stati proiettati gratuitamente e quindi è difficile quantificare quante persone vi abbiano assistito. Degli 855 operatori professionali c’erano 159 acquirenti e distributori (tra cui Officine Ubu ) e 127 programmatori di festival, nonché rappresentanti dei vari enti cinematografici di oltre 30 paesi, e altri professionisti del settore. Le sale utilizzate erano undici di cui tre con oltre 1000 posti, le proiezioni prendevano l’avvio alle 8 del mattino e l’ultima proposta iniziava alle 0,30 in un tour de force che permetteva comunque di vedere 6/7 film al giorno senza problemi salvo la resistenza fisica messa a dura prova dal volere partecipare anche a Conferenze Stampa e vari incontri/lezioni.
Si respira l’aria che era comune a tanti Festival fino a pochi anni orsono, quando il cinema non aveva rivali. I giovani che hanno dormito nelle oltre 250 tende montate gratuitamente dal comune sono stati oltre 2000, con nottate in cui la temperatura è scesa spesso sotto i 5 gradi. Solo nel piazzale del Thermal, il freddo e modernissimo hotel congressi dove vi è la sede del KVIFF, vi era musica dal vivo almeno 12 ore al giorno e la notte si trasformava in una enorme pista da ballo. I giovani spesso fermavano chi aveva il tesserino di riconoscimento in cui c’era scritto press e domandavano, chiacchieravano, sognavano di potere avere le porte aperte per entrare nel mondo degli addetti ai lavori a loro per adesso precluso.
Quest’anno il Focus era sul cinema curdo di cui sono stati presentati 14 titoli ma le rassegne e gli omaggi a vari autori si sono dimostrati ugualmente interessanti.
Uno degli appuntamenti più attesi è stato quello con Oliver Stone che è venuto principalmente per ricevere il Crystal Globe alla carriera e per presentare l’ultimo e definitivo montaggio di Alexander, un film molto poco gradito da pubblico e critica alla sua uscita in una edizione lunga 175 minuti ora portata a 206 minuti e completamente rimontata. Nel 2004 Oliver Stone aveva realizzato il suo unico film storico in costume. La vita del principe Alessandro III Magno gli aveva fornito la possibilità di fornire un ammonimento verso il rischio del potere politico concentrato nelle mani di un solo uomo. In armonia con la tradizione storica kolossal alla Cecil B. DeMille, aveva trasformato la storia in uno spettacolo grandioso con Colin Farrell e altri noti interpreti quali Angelina Jolie, Anthony Hopkins, Val Kilmer e Rosario Dawson. Il regista ha affermato che Alexander: The Cut Ultimate è la quarta e definitiva versione del film costato molto di più di quello che abbia incassato. I commenti dei colleghi critici non sono stati esattamente entusiastici.
Il Karlovy Vary International Film Festival è stato classificato da FIAPF come
festival non specializzato con lungometraggi in concorso. Solo i film realizzati non prima del gennaio dell’anno precedente e non presenti in concorso in un altro festival internazionale possono essere posti in competizione; i film selezionati sono generalmente anteprime mondiali, internazionali o europee.
Fin dall’inizio del Grand Prix il premio assegnato dalla giuria era il Crystal Globe, anche se la sua forma è cambiata varie volte fino alla 35° edizione del Karlovy Vary IFF nel 2000 in cui il Crystal Globe ha assunto l’attuale look: ora è la figura di una donna che innalza la sfera di cristallo.
La Grand Jury era presieduta dalla regista e sceneggiatrice polacca Agnieszka Holland con tra i membri il Direttore artistico del Tribeca Film Festival Frédéric Boyer e il regista israeliano Alon Garbuz che da oltre quarant’anni è responsabile della attivissima cineteca del suo paese.
Interessanti e condivisibili le scelte della Grand Jury.
A nagy füzet (Le Grand Cahier) del cinquantacinquenne regista ungherese János Szász (Ungheria, Germania, Austria, Francia – 2013) è il vincitore assoluto e ha ottenuto vari altri riconoscimenti tra cui il Europa Cinemas Label Award. E’ tratto dal libro omonimo della scrittrice Ágota Kristóf che racconta di due fratelli inviati in campagna dalla rude nonna per evitare i bombardamenti su Budapest. Il padre è militare, la madre non si fa più viva se non per presentare loro la sorellina avuta con un altro uomo. Il grande quaderno del titolo è quello dato ai figli dal padre prima di partire per la guerra da utilizzare come diario su cui trascrivere ogni cosa loro accada. Il film è drammatico, di buon ritmo narrativo, capace di coinvolgere.
A Field in England (idem) di Ben Wheatley (Gran Bretagna – 2013) ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria. Può essere considerato un noir con passaggi horror pur con una precisa ambientazione storica. Girato in bianco e nero, è ambientato durante la guerra civile inglese a metà del secolo diciassettesimo e racconta di manipolo di disertori che decidono di fuggire per salvare la pelle e malauguratamente entrano in un campo misterioso…
Líbánky (Honeymoon) diretto da Jan Hřebejk (Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca – 2013) ha ottenuto il premio per la migliore regia. E’ una commedia noir divertente ma piena di tensione in cui coppia alle seconde nozze scopre tra gli invitati un uomo che nessuno conosce ma che dice di chiamarsi come uno studente che lo sposo da ragazzo aveva fortemente umiliato.
Bluebird (idem) di Lance Edmands (USA, Svezia – 2013) ha permesso ad Amy Morton, Louisa Krausefor, Emily Meade e Margo Martindale di vincere il premio per la miglior interpretazione femminile. Ambientato nel Maine durante il gelido inverno, racconta di ragazzino che si nasconde nello scuolabus per non tornare a casa dalla madre drogata che poco si occupa di lui e viene trovato morto assiderato dalla guidatrice del mezzo la mattina dopo. Processo a lei ma anche alla madre ed a tutti la comunità che prende coscienza di rancori mai emersi prima. Bluebird ha ottenuto molti consensi da varie altre giurie.
XL (Idem) di Marteinn Thorsson (Islanda – 2013) ha permesso ad Ólafur Darri Ólafsson di ottenere il Premio per la migliore interpretazione maschile. Si parla di un uomo politico e dei suoi stravizi, della sua scalata verso la carica di primo ministro. Party nonstop, vive eternamente stordito dai postumi di sbornie, avventure sessuali e abuso di droga. Decide di organizzare la sua ultima festa prima di entrare in riabilitazione, ma non tutto va come dovrebbe.
Papusza di Joanna Kos-Krauze e Krzysztof Krauze (Polonia – 2013) ha giustamente ottenuto la Menzione speciale. Bronisława Wajs, nota come Papusza, è la più famosa poetessa Rom del mondo. La sua vita in Polonia è avvolta nel mistero, e il suo talento per la scrittura di poesia le ha portato una fama che non ha mai cercato né voluto. Era stata maledetta dal suo popolo per aver tradito i segreti dell’antica cultura e dei loro costumi. Girato in bianco e nero, è uno spettacolo di musiche rom in un contesto di grande drammaticità.
La sezione più importante, dopo quella del Grand Prix, è East of the West in cui vengono presentati film solo dei paesi del Est. La giuria ha assegnato due riconoscimenti.
Płynące wieżowce (Flowing Skyscrapers) del regista Tomasz Wasilewski (Polonia – 2013) è la drammatica storia di una promessa del nuoto con bella fidanzata che una sera conosce un coetaneo e se ne innamora tanto da autodistruggere tutta la sua esistenza precedente.
Zázrak (Miracle) regia di Juraj Lehotský (Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca – 2013) ha ottenuto la Menzione speciale. E’ una storia difficile e delicata in cui ragazze con problemi si ritrovano in una specie di riformatorio: ma spesso la loro unica colpa è quella di essere nate in famiglie senza amore.

Nelle altre sezioni ufficiali con competizione i premi assegnati sono stati:
– Migliore documentario di lunghezza superiore a trenta minuti con vincitore Truba (Pipeline) regia di Vitaly Manskiy (Russia, Germania, Repubblica Ceca – 2013).
– Migliore documentario di durata inferiore a trenta minuti con vincitore Beach Boy (idem) regia di Emil Langballe (Gran Bretagna – 2013).
– Menzione speciale nella sezione miglior documentario di lunghezza superiore a trenta minuti a The Manor (idem) regia di Shawney Cohen (Canada – 2013).
– nel Forum degli Indipendenti il Premio Independent Camera è stato assegnato a
Las cosas como son (Things the Way They Are) regia Fernando Lavanderos (Cile – 2012).

Tra gli altri riconoscimenti ufficiali, ricordiamo:
– Premio del pubblico a Revival (idem) regia di Alice Nellis (Repubblica Ceca- 2013).
– Premio del Presidente del Festival al ottantottenne Vojtěch Jasný sceneggiatore ceco-americano, regista, fotografo e docente universitario.
– Globo di Cristallo per il contributo all’arte cinematografica (Premio alla carriera) a
– Theodor Pištěk, il costumista ceco che ha vinto il premio Oscar per Amadeus di Milos Forman
– Oliver Stone (USA)
– John Travolta (USA).
Premi non ufficiali ma non meno prestigiosi sono stati assegnati da altre giurie.
– Premio della Federazione della stampa Internazionale Cinematografica (FIPRESCI)
Styd (Shame) regia di Yusup Razykov (Russia – 2013).
– Premio della Giuria Ecumenica a Bluebird (idem) diretto da Lance Edmands (USA, Svezia – 2013)
– Premio FEDEORA della Federazione dei Critici d’Europa e del Mediterraneo per il miglior film in concorso nella sezione “East of the West”, a Zamatoví teroristi (Velvet Terrorists) regia di Ivan Ostrochovský, Pavol Pekarčík, e Peter KerekesSlovak (Repubblica Ceca, Croazia – 2013).
– Premio Europa Cinemas Label a A nagy füzet (Le grand cahier) diretto da János Szász (Ungheria, Germania, Austria, Francia – 2013).
– Premio per la migliore opera in corso di realizzazione a Brma Paemnebi (Blind dates) regia Levan Koguashvili (Georgia, 2013).
Il consuntivo per questa edizione del KVIFF è sicuramente positivo, con proposte notevolmente superiori qualitativamente e per originalità dell’edizione precedenza. E’ un percorso che porterà ad avere nel 2015 un cinquantennale che gli organizzatori vorrebbero potesse essere ricordato come un vero evento nel panorama del cinema mondiale.

Furio Fossati

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