Prometeo deportado


prometeo deportado posterL’Ecuador come non luogo in un’opera ironica, surreale e ricca di metafore.
Il 27 giugno 2011 si è inaugurata la 14esima edizione del Genova Film Festival, allo Space Cinema in zona Porto Antico, con la sala gremita di gente che aspettava la proiezione del film d’apertura: Prometeo Deportado, produzione ecuadoriana del regista Fernaldo Mieles.

L’opera, oltre ad aprire le danze dell’intero festival, inaugura anche la retrospettiva dedicata al giovane cinema ecuadoriano, di cui verranno presentati sia corti che lungometraggi.

Prometeo Deportado racconta la storia di alcuni ecuadoriani che per motivi non molto chiari vengono bloccati in un aeroporto di un paese europeo non ben dichiarato.

Il lungo e apparentemente infinito “soggiorno” darà luogo ad un vero e proprio microcosmo, un inventario di umanità, la quale col passare del tempo formerà una piccola società, con le sue leggi e le sue gerarchie.

Al contrario delle possibili aspettative iniziali, questo film non ha intenzione d’ironizzare più di tanto sulla situazione aeroportuale, con le sue misure di sicurezza e le sue pratiche burocratiche, ma piuttosto vuole parlare in modo originale dei problemi e delle caratteristiche dell’Ecuador.

Attraverso i personaggi cinici e divertenti di una modella, di un mago, di uno scrittore, di un capitalista e di una coppia borghese (tanto per citare le figure centrali) e di diverse situazioni assurde e surreali (l’aumentare improvviso di cibarie e di libri, la scatola magica, la situazione stessa), Mieles ci narra in modo ironico, ma allo stesso tempo profondamente amaro, i pregi e i difetti degli ecuadoriani, nonché delle trasformazioni, della storia e della struttura sociale del paese.

La location in tal caso è davvero fondamentale: l’aeroporto è, infatti, un ambiente metaforico, che in quanto non luogo simboleggia la situazione dell’Ecuador, una nazione fantasma e dimenticata, la quale viene attraversata dalla linea dell’equatore, una linea immaginaria che rende immaginario il paese stesso, come più volte spiega la voce narrante.

Non è un caso, inoltre, che la vicenda, si svolga proprio in luogo di passaggio, di viaggio e di migrazione, problematica quest’ultima centrale nella vita del paese.

Come abbiamo visto, il film è certamente molto ampio nei contenuti, in quanto affronta diverse tematiche e intraprende molte metafore (non solo quella dell’aeroporto, ma anche quella dei miti di Prometeo e Afrodite, come simbolo di speranza, bellezza e resistenza), ma risulta piuttosto ricco anche dal punto di vista formale e stilistico.

Il regista dimostra di avere in tal senso diverse idee, alcune riuscite e altre meno, ma comunque sempre apprezzabili: i numerosi movimenti di macchina, i quali rendono più dinamica la pellicola e talvolta servono a scandire alcuni passaggi temporali; le diverse scene in cui si gioca con la mobilità delle inquadrature, i fermo immagine e il montaggio sonoro; i filmati in cui gli ecuadoriani chiedono ai loro familiari emigrati di ritornare a casa, con il sottofondo di una canzone infantile e amara, che narra di un uomo partito e non più tornato perché morto.

Per merito di queste idee, la pellicola in questione risulta meritevole ed efficace.

Peccato solo per l’ultimissima parte, che ha troppi finali e perde del tutto di equilibrio, volendo mettere troppa carne al fuoco e non riuscendo bene a selezionare gli elementi importanti e necessari, facendo risultare il tutto eccessivamente lungo e prolisso (115 minuti per un soggetto del genere sono forse troppi).

In conclusione, si può affermare che Prometeo Deportado nelle parti più ironiche è maggiormente comprensibile agli ecuadoriani perché sanno meglio le caratteristiche del proprio paese, mentre nei momenti simbolici e surreali l’opera diventa in tutto e per tutto universale, interpretabile non solo come metafora di una nazione, quanto come allegoria di un intero sistema politico ed economico.

In ogni caso, il film risulta interessante e vitale, risultando così un’ottima scelta per l’apertura di un festival.

(di Juri Saitta)

Regia: Fernando Mieles
Cast:
Carlos Gallegos, Ximena Mieles, Raymundo Zambrano
Sceneggiatura:
Fernando Mieles
Anno:
2010
Genere:
Commedia drammatica
Durata:
115 minuti circa

Postato in 14° Genova Film Festival, SC-Festival, Spazio Campus.

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