Festival Nuovo Cinema Europa – Qu’un seul tienne et les autres suivront


Qu un seul tienne et les autres suivrontDa una sceneggiatura scritta per la tesi di laurea, Léa Fehner trae il film Qu’un seul tienne et les autres suivront (Uno tenga e gli altri seguiranno, 2009), successivamente presentato alla Mostra di Venezia e vincitore di diversi riconoscimenti in Francia.

La pellicola della giovanissima regista ha avuto successo anche alla seconda edizione del Festival Nuovo Cinema Europa, aggiudicandosi il premio della giuria degli studenti.

L’opera segue tre storie: quella di Stéphane, a cui viene proposto da una specie di gangster di scambiarsi posto, in cambio di una cospicua somma di denaro, con un carcerato di cui è quasi il sosia; quella di Zohra, donna algerina e islamica a cui è stato ucciso il figlio e che ora vuole incontrare il già arrestato assassino del ragazzo; infine quella di Laure, una sedicenne che decide di andare a trovare in carcere almeno una volta la settimana quello che è il suo innamorato, un piccolo delinquente di strada.

Da tali storie si può definire quello della Fehner un film sul carcere? Non proprio, perché in realtà per la maggior parte del tempo la pellicola è ambientata fuori dalle mura della prigione e, inoltre, non indaga minimamente sulle condizioni di vita dei detenuti o su come questi sopportano tale condizione.

Quindi Uno tenga e gli altri seguiranno è un’opera sul rapporto tra il carcerato e le persone che gli stanno più vicine? Solo in parte, in quanto da un lato la storia dell’adolescente Laure e le brevi sequenze in cui vengono inquadrati i colloqui tra i detenuti e i loro parenti/amici confermano tale opinione, ma dall’altro le vicende di Stéphane e Zohra dicono il contrario, in quanto questi conosceranno il detenuto solo alla fine del film, fino a quel momento è per loro una presenza quasi astratta, più psicologica che fisica.

Se bisogna cercare un minimo comun denominatore tra le vicende e quindi il tema centrale del film è il rapporto tra il detenuto e la sua vittima. Infatti, Stéphane è vittima perché dovrà andare in prigione al posto del vero colpevole; Zohra è vittima perché il carcerato le ha assassinato il figlio; Laure diventerà pian piano una vittima in quanto vivrà in maniera sempre peggiore il suo rapporto amoroso.

Tale tema, la Fehner lo affronta soprattutto dal punto di vista psicologico e intimista, in quanto si concentra più sul dolore e la sofferenza interiore delle due protagoniste femminili, più che sugli aspetti sociali delle loro vicende.

Almeno in parte fa eccezione l’episodio di Stéphane (decisamente il più riuscito del film), la sua è una storia molto più social – economica che psicologica, tant’è che il protagonista agisce soprattutto per denaro e l’unico motivo per cui accetta una proposta così assurda ed estrema è per l’insicurezza di un lavoro instabile e per una situazione economica precaria.

Il problema fondamentale di tale pellicola è, infine, quello di voler mettere troppa carne al fuoco, senza riuscire sempre ad approfondire ogni tematica. Ad esempio, l’episodio di Zohra ha in sé tantissimi argomenti, come il carcere, il rapporto vittima/carnefice, l’elaborazione del lutto, l’islam, l’emigrazione e persino l’omosessualità. Peccato che nessuno di questi aspetti, a parte il terzo, venga approfondito in maniera adeguata, anzi, alcuni dati vengono dati per scontati e non costituiscono quasi alcuna problematica.

Non vale lo stesso per la vicenda di Laure, ma anche in tal caso la sua particolare storia d’amore resta un po’ in superficie e poteva, comunque, essere affrontata in maniera diversa e migliore.

Anche se la sceneggiatura risulta chiara e lineare, senza nessun buco dal punto di vista narrativo e la regia mantiene per tutta la durata un ritmo lento e composto, i toni non sempre sono bilanciati: l’atmosfera vagamente noir della storia di Stéphane, anche se in sé molto efficace, non si sposa benissimo con gli altri due episodi, che, come detto prima, sono più intimisti e “sentimentali”.

È probabile quindi che tutte e tre le storie avrebbero necessitato di un film a sé, sia per quantità tematiche, che per registri da adottare.

Il risultato complessivo, anche se imperfetto, è comunque interessante, grazie anche alle ottime performance degli attori, probabilmente le migliori di tutto il festival, soprattutto quella di Farida Rahouadj nel ruolo di Zohra, ma anche quella di Reda Kateb, presente anche in Il profeta (Une prophète, J. Audiard, 2009)

Tra i premi consegnati in questa rassegna, quello a questo film risulta il più giustificato e comprensibile.

(di Juri Saitta)

Titolo in italiano: Uno tenga e gli altri seguiranno
Regia: Léa Fehner
Cast: Farida Rahouadj, Reda Kateb, Pauline Etienne
Sceneggiatura: Léa Fehner
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 120 minuti circa

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