“Cuori puri” di Roberto De Paolis

di Aldo Viganò.

Un piccolo film ambientato nella periferia romana e messo in scena senza grandi risorse economiche, ma anche un film non privo di una sua personale grazia e soprattutto capace di evitare la tentazione di proporsi come una storia esemplare, come sovente accade al cinema italiano, che pare essere endemicamente malato di didascalismo.

“Cuori puri” è il lungometraggio con il quale Roberto De Paolis (37 anni, studi cinematografici a Londra, già autore di un pugno di “corti”) ha tardivamente esordito nel cinema di finzione, raccontando una “irresistibile” storia d’amore sullo sfondo di una società nella quale lo squallore dell’habitat urbano fa da “pendant” con quello di una comunità dove prospera la piccola malavita e dove anche i valori religiosi tendono a esprimersi solo sotto forma di vincoli alla libertà personale.

La diciottenne Agnese (l’ottima Selene Caramazza) vive con la madre bigotta e autoritaria, anche se affettuosa (la sempre più convincente Barbora Bobulova), che “per il suo bene” sembra averla convinta che vivere significa accettare dei limiti e, in particolare, quello che il sesso va tenuto a bada sino al matrimonio. Agnese fa la conoscenza del venticinquenne Stefano (Simone Liberati, già visto in “Suburra” e in “Il permesso”), vigilante nel locale supermercato, quando viene scoperta a rubare un cellulare, che vorrebbe sostituire a quello sequestratole dalla madre, dopo di avervi scoperto “messaggini” inadeguati inviatile da un compagno di scuola. Un inseguimento iniziale con immagini molto ravvicinate. Poi, raggiunta, Agnese lo prega di lasciarla andare. Pur titubante, Stefano s’impietosisce, e per questo perde il posto di lavoro. I due si rincontrano casualmente alcuni giorni dopo, quando Agnese accompagna la madre in una visita di volontariato nel campo Rom che sorge accanto al parcheggio del supermercato, dove Stefano si è adattato al ruolo di guardiano. E tra loro scatta, inevitabile, l’amore.

Il film, in fin dei conti, è tutto qui. Da una parte, ci sono gli sguardi sulla vita di parrocchia di Agnese la quale, insieme a un’amica, sceglie di vincolarsi alla castità pre-matrimoniale: dall’altra, “Cuori puri” fa brevi accenni alla famiglia di Stefano, che, soprattutto a causa dell’inerzia lavorativa del padre, ma anche della responsabilità della madre,  viene costretta a vivere in una roulotte dopo di essere stata sfrattata anche dalla casa popolare dove abitava. Su questo duplice sfondo, la solitudine dei due giovani appare sempre più evidente. Gli obblighi formali di una fede, che appare ad Agnese sempre più astratta, s’intrecciano con le tentazioni verso la piccola malavita che circondano Stefano. Il loro atto di libertà dal male di vivere si esplicherà infine nella lunga scena d’amore, nella quale Agnese accetta di perdere la verginità.Poi, ancora sporca di sangue, si aggira senza meta nel quartiere, lasciando con il suo silenzio che la polizia e gli altri abitanti credano che sia stata vittima dello stupro di qualcuno proveniente dal campo Rom. Infine, l’unica consolazione possibile sarà nel silenzioso abbraccio che momentaneamente la riunisce con Stefano.

Messo in scena con immagini molto ravvicinate che tagliano fuori dallo sguardo dello spettatore sia la parrocchia dove la comunità di Agnese si riunisce, sia il supermercato per il quale Stefano lavora, sino a che, perso anche il nuovo lavoro, non accetterà di sopravvivere spacciando droga ai ragazzini, “Cuori puri” è un film che tende a descrivere più che a giudicare, a definirsi attraverso le immagini che tramite le parole.

All’aridità dello spazio fisico, fa riscontro la sincerità di un sentimento, che non può però trovare il modo di esprimersi in modo razionalmente compiuto. In questo senso il film di De Paolis è molto lontano sia dalla sacralità delle borgate di Pasolini, sia dall’inferno sociale rappresentato dalla periferia di “Gomorra”. Il suo modello estetico e culturale è caso mai molto più quello del primo cinema dei fratelli Dardenne, che del resto viene sovente citato nella prevalenza delle panoramiche “a seguire” sui personaggi che camminano sullo sfondo di una natura ostile.

Certo, a “Cuori puri” manca ancora il geometrico rigore stilistico che caratterizzava film quali “Rosette” o “Il figlio”, e anche la sceneggiatura sembra non tener conto dell’importanza narrativa che nel raccontare una storia possono avere anche i “plot” secondari; ma la strada tracciata da De Paolis è comunque molto interessante e sembra non essere priva di promesse per il futuro del cinema italiano.

 

CUORI PURI

(Italia, 2017)  Regia: Roberto De Paolis – soggetto: Roberto De Paolis, Luca Infascelli, Carlo Sansa – sceneggiatura: Roberto De Paolis, Luca Infascelli, Carlo Sansa, Greta Scicchitano – fotografia: Claudio Cofrancesco – musica: Emanuele De Raymondi – scenografia: Rachele Meliadò – costumi: Loredana Buscemi – montaggio: Paola Freddi. Interpreti: Selene Caramazza (Agnese), Simone Liberati (Stefano), Barbora Bobulova (Marta), Stefano Fresi (don Luca), Edoardo Pesce (Lele), Antonella Attili (Angela), Federico Pacifici (Ettore). Distribuzione: Cinema – durata: un’ora e 54 minuti

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