Giovane canaglia


Secondo appuntamento, al multisala America di Genova, con la rassegna Giovane canaglia, organizzata dalla cineteca D. W. Griffith e dedicata al noir italiano degli anni ’40, ’50 e ’60.
Lunedì 11 marzo sono state proiettate le pellicole Mamma sconosciuta di Carlo Campogalliani, datata 1956, e Giovane canaglia di Giuseppe Vari, che ha visto il buio della sala due anni dopo.
Entrambi i film sono catalogabili come drammi familiari a tinte noir. È dunque la scena domestica a farla da padrone, componendo lo sfondo ed insieme il collante delle vicende narrate. A differenza del cinema italiano più classico, però, in queste occasioni sono il delitto, il crimine ed il sospetto a fare irruzione tra le mura amiche, mischiando le carte in tavola e aprendo la strada a conseguenze tragiche.

Nel primo caso ci imbattiamo in una giovane vedova che, risposatasi, un bel giorno si vede comparire davanti il primo marito, da tutti creduto morto. La donna tenta di corromperlo, affinché scompaia dalla sua vita e le restituisca quel briciolo di stabilità finalmente conquistata; questi, però, non mantiene i patti, contribuendo a spingere l’ex moglie in una spirale di menzogne e tradimenti. Il secondo marito, infatti, la accusa di infedeltà e la caccia di casa. Riavutosi, però, la salverà dalla furia del primo coniuge, il quale, in un finale a sorpresa, perirà travolto da un treno.
Nota a margine. Nel cast compare un giovane Mario Girotti, da poco entrato a far parte del mondo del cinema e destinato a passare agli annali con il nome d’arte di Terence Hill.

La pellicola “in prima serata”, eponima della rassegna, racconta le vicende del ventiseienne Sandro Petrei, svogliatissimo studente universitario che ama passare il tempo tra case da gioco, corse clandestine e meeting con allibratori e malavitosi. I debiti non tardano ad accumularsi; per saldare i conti, un creditore gli propone un patto: il padre di Sandro, giudice, è infatti in possesso di alcuni documenti che comprometterebbero lo strozzino e i suoi compari. Lo scambio di favori è definito: da una parte i documenti, dall’altra l’azzeramento dei debiti. Il ragazzo – in fin dei conti un buon cristiano – dapprima rifiuta, in seguito accetta, poi decide di procurarsi il denaro in un modo alternativo e delittuoso. Le colpe dell’assassinio da lui commesso ricadono sull’amico Marco, che la sorella di Sandro ama alla follia. Nel finale, tra dramma umano e giudiziario, i nodi verranno al pettine.
Al buon soggetto del film, lodevolmente originale, fanno da contraltare il livello piuttosto scarso in fase di interpretazione e la componente forzatamente melodrammatica della vicenda, capace di aumentare – e non di poco – il tasso di banalità e melensa prevedibilità della pellicola, specie nei suoi segmenti conclusivi. In ogni caso, il tentativo di mettere in scena una storia particolare e dai tratti glocal (tra la campagna romana ed il thriller a stelle e strisce) va sottolineato ed apprezzato.
Il personaggio di Sandro (interpretato da Marco Vicario, che di lì a non molto si siederà dietro la macchina da presa, dirigendo, tra gli altri, il film Paolo il caldo, brillante commedia con Giancarlo Giannini e Ornella Muti) rappresenta con discreta efficacia il bamboccione borghese del secondo dopoguerra, ed insieme il giovane italiano insofferente e scanzonato degli anni precedenti il boom economico.

Il prossimo incontro con la retrospettiva della Griffith è fissato per lunedì 18 marzo. Sono fissi anche gli orari di proiezione: il primo spettacolo alle 18, il secondo alle 20:30.

Una serie di proiezioni che costituisce un buon modo di venire a conoscenza di un genere poco frequentato nella storia del nostro cinema, scoprendo o riscoprendo pellicole in altro modo irreperibili. Non ci resta che augurarvi un buon proseguimento.

di Matteo Faccio

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