Karlovy Vary KVIFF 2019 – Vince “Bashtata” di Grozeva e Valchanov

di Furio Fossati.

A Karlovy Vary è appena terminata l’edizione numero 54 del Festival del cinema, e già si sta pensando intensamente a cosa potere inserire in più nella successiva. Ormai da anni, l’impegno maggiore è quello della ricerca, della didattica, del contatto con filmaker ed attori in Talk o Masterclass: quest’anno spesso è stato necessario utilizzare il teatro da oltre 1200 posti.

I numeri di questa manifestazione, consolidate come la più importante del Est Europa, sono notevoli: 12.521 visitatori accreditati di cui 10.363 col Festival Pass. Di questi 395 erano cineasti, 1.158 professionisti del cinema e 605 giornalisti.

1.315 produttori, rappresentanti di vendita, compratori di film, distributori, programmatori di festival cinematografici, rappresentanti delle istituzioni cinematografiche e altri professionisti del cinema sono stati accreditati per il 54 ° IFF di Karlovy Vary nella sezione Industry. 730 di loro sono venuti dall’estero. 281 compratori e distributori di film e 180 programmatori di festival cinematografici sono venuti per selezionare da circuitare.

Ci sono stati in totale 497 proiezioni di film e sono stati venduti 139.271 biglietti. Sono stati proiettati in totale 177 film: 156 lungometraggi e 29 documentari. 34 film erano in anteprima mondiale, mentre 8 hanno avuto la loro prima internazionale e 6 la loro prima europea. 206 proiezioni sono state presentate personalmente da delegazioni di cineasti. Code incredibili per i possessori degli abbonamenti (erano davvero tanti) low cost che entravano in sala solo se erano avanzati posti a sedere. I cinema nella sede del Festival erano 6 di cui uno da 1200 posti, in giro per la città c’erano altre 7 sale.

Nella Sezione Ufficiale, come in East to West, i film in concorso sono stati 12: una numero limitato per salvaguardare la qualità con il tentativo di proporre produzioni diverse.

Meritatamente ha vinto il Globo di cristallo della Sezione Ufficiale il film bulgaro/greco Bashtata (Il padre) diretto da Kristina Grozeva e Petar Valchanov, un dramma familiare che parla dei cellulari, di un mondo che potrebbe essere quello del nostro futuro anche nella sfera dell’inconscio, dell’anima. Un uomo non ancora anziano ha appena perso la moglie e non ne ha pace. Quando una donna al suo funerale proclama che la morta ha chiamato il suo cellulare, il vedovo cerca l’aiuto di un noto sensitivo per contattare la defunta. Suo figlio tenta di farlo ragionare, ma l’uomo insiste fino a quando non si svelerà grottescamente l’arcano.

Il Premio speciale della giuria lo ha ottenuto il tedesco Lara (idem) di Jan-Ole Gerster, sicuramente tra i favoriti della vigilia per il tipo di sviluppo narrativo e l’interpretazione della bravissima Corinna Harfouch che ha ottenuto il premio per la migliore attrice. Il film è piaciuto anche alla Giuria Ecumenica che lo ha prescelto. Lara è una ex musicista che ha appena compiuto sessant’anni, per lei è un giorno molto speciale che culminerà in un concerto per pianoforte, fondamentale per la carriera di suo figlio. Il ragazzo rimane sfuggente ed i ripetuti tentativi di sua madre di arrivare fino a lui non sono coronati da successo.

Il premio per la migliore regia è stato assegnato al belga Tim Mielants per Patrick, una delicata storia ambientata in un camping naturista gestito dai genitori del ragazzo, che vive chiuso in un suo mondo e che deve affrontare la realtà dopo la morte del padre.

In East to West, la sezione che caratterizza il KVIFF per la scelta di film nel ambito di produzioni anche di paesi poco noti in ambito cinematografico, è stato premiato un discreto film russo, Byk (Il toro) diretto dal ex ballerino classico Boris Akopov, interessante e, per certi versi, ancora drammaticamente attuale. Nella Russia della fine degli anni ’90 vi è decadimento economico e morale che lascia spazio alla nascita di bande criminali locali che reclutano giovanissimi. Il capo di uno di questi gruppi, dopo un furto non riuscito, riesce a evitare la prigione grazie all’intervento di un temuto boss della mafia, che in cambio gli chiede un pericoloso ‘piacere’.

Il Premio speciale della giuria è stato assegnato al bel film ucraino Moi dumki tikhi (I miei pensieri sono silenziosi) del debuttante Antonio Lukich. E’ un viaggio fatto da un ragazzo che raccoglie suoni poi utilizzati per videogame e spot pubblicitari, accompagnato dalla madre tassista nei Carpazi per riuscire a registrare il verso di uccello molto raro,che dimora solo sulle montagne Transcarpatiche dell’Ucraina. Bello l’approfondimento del rapporto tra i due che impareranno finalmente a conoscersi.

 

 

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