Rassegna le strade del noir – La morte corre sul fiume – (The Night of the Hunter)


La Morte Corre Sul FiumeHarry Powell (R. Mitchum) è ladruncolo assassino che si spaccia per pastore, il quale durante una notte in carcere viene a conoscenza dal suo compagno di cella, un condannato a morte per rapina e omicidio, di una buona somma di denaro che questi ha nascosto in casa della moglie e dei figli.

Così, Powell, uscito di prigione, si avvia alla conquista della vedova e, soprattutto, dei soldi.

Unico film diretto dal celebre attore C. Laughton, La morte corre sul fiume è un noir molto particolare, piuttosto atipico per il genere, ma proprio per questo uno dei suoi capisaldi.

La pellicola narra la vicenda adottando lo sguardo dei due bambini, John (B. Chaplin) e Pearl (S. J. Bruce), diventando così una fiaba nera e gotica, con piccola morale annessa.

D’altra parte, il film inizia con L. Gish che proprio come in una favola racconta a dei bambini in un cielo stellato un passo della Bibbia e gli raccomanda di non fidarsi dei falsi predicatori: un’introduzione a quello che si vedrà e, allo stesso tempo, il significato più immediato dell’opera.

Inoltre, nella seconda parte specialmente, personaggi e situazioni vengono talvolta rappresentati da alcuni animali brevemente inquadrati, i quali assumono proprio la funzione metaforica che hanno nelle favole: ad esempio, rane e conigli rappresentano John e Pearl, prede del terribile “pastore”, mentre il gufo è la chiara e inquietante metafora del “cacciatore” oscuro, ovvero di Harry Powell.

Probabilmente non è un caso che il titolo originale dell’opera, The Night of the Hunter, tradotto in italiano significhi La notte del cacciatore.

Questi non sono i soli elementi fiabeschi del film, basti pensare, infatti, anche al protagonista Harry Powell, il quale rappresenta l’orco delle fiabe, minaccioso e pericoloso per i bambini e non solo, il personaggio che più di tutti gli altri fa scivolare John e Pearl in un vero e proprio incubo, facendoli sembrare una sorta di Hansel e Gretel moderni.

Questi espliciti riferimenti alla favola e alla fiaba mettono in risalto temi come la violazione dell’infanzia, la resistenza dei bambini e la loro iniziazione al mondo adulto. Infatti, dopo l’incubo vissuto, John e Pearl avranno accesso, grazie alla custode di orfani interpretata dalla Gish, ad un’educazione “normale”, la quale li porterà a diventare grandi.

I contenuti e le tematiche affrontate da Laughton sono però molteplici e trattano in modo più o meno diretto gli adulti e la società.

In primis, La morte corre sul fiume è un film contrario al fanatismo religioso e ai predicatori improvvisati. Harry Powell usa infatti la religione per affabulare e ingannare il prossimo e ha inoltre un rapporto con l’Alto tutto suo: come dice al condannato a morte, egli non predica con la parola, ma con la spada.

Si può capire così che il personaggio di Powell è in realtà piuttosto complesso, in quanto, oltre al suo fanatismo, mostra in modo esplicito la sua sessualità repressa e la sua impotenza, frustrazioni che muta in odio per le donne e per qualsiasi cosa che ricordi anche lontanamente il sesso, odio che giustifica a se stesso e agli altri con la religione, favorevole ai rapporti solo se servono a fare figli (in tal senso è davvero memorabile la scena della prima notte di nozze).

Powell è allo stesso tempo una persona carismatica, che riesce attraverso la storia della lotta tra l’amore e l’odio (sulle dita della mano sinistra ha scritto “Hate” e su quella della destra “Love”) ad affabulare masse e massaie ignoranti della provincia americana.

Laughton si diverte particolarmente a ironizzare sulla folla, una folla grezza e stupida, folla ben rappresentata da una pasticciera bigotta e pettegola, la prima a lodare e incoraggiare Powell, la prima a gridare e a guidare il linciaggio contro il finto pastore, una volta scoperte le sue vere intenzioni.

Il film si mostra così davvero critico con le masse e con quell’America di provincia ignorante e feroce, pronta a credere a tutto e a tutti, salvo poi pentirsene e a trasformare la delusione in odio violento: sembra quindi che la frase iniziale della Gish sia più rivolta agli adulti che ai bambini.

Da notare il fatto che il finto pastore viene presentato come una minaccia in quasi tutto il film, o attraverso una musica inquietante o attraverso l’ombra di Mitchum.

Come si sarà potuto notare, in questo caso la fotografia dalle ombre prorompenti, le scenografie particolari e un certo uso del sonoro risultano molto importanti, non solo in quanto creano il climax giusto per la pellicola, ma anche perché rendono omaggio al cinema tedesco degli anni ’20 e ‘30: i canti e i richiami di Powell ricordano da vicino il fischiettio minaccioso di P. Lorre in M – Il mostro di Dusseldorf (F. Lang, 1931), mentre alcune scenografie fanno riferimento all’espressionismo, come ad esempio le pareti oblique della camera da letto di Powell e della vedova, le quali ricordano molto le ambientazioni de Il gabinetto del dottor Caligari (R. Weine, 1920).

Purtroppo questo è l’unico film diretto da Laughton, in quanto all’epoca fu un vero e proprio disastro commerciale, che distrusse la carriera da regista del grande attore.

Evidentemente, la pellicola in questione è talmente ricca e complessa, sia dal punto di vista filmico – oltre a regia, fotografia, scenografia e colonna sonora, risulta davvero memorabile il montaggio – sia da quello dei contenuti, che risulta più apprezzabile oggi rispetto a ieri, come all’epoca aveva predetto Francois Truffaut.

In definitiva uno dei film più moderni della storia del cinema.

(di Juri Saitta)

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