Pina Bausch la danza in 3D


Pina BauschCon la nascita nel 1973 a Wuppertal del Tanztheater Pina Bausch ha rivoluzionato la danza contemporanea, creando spettacoli dalla drammaturgia complessa e rigorosa, d’intensa carica espressiva, e ha trasformato la grigia città del bacino industriale della Ruhr in una capitale della danza europea.

La monorotaia, che percorre Wuppertal, e il suo paesaggio industriale fanno da sfondo a Pina, il nuovo film di Wim Wenders, in uscita nel febbraio 2011, che ripercorrerà la vita della grande artista tedesca. Un film iniziato quando la coreografa era ancora in vita e turbato dalla sua scomparsa, il 30 giugno 2009, girato in 3D, non tanto per una concessione alla tendenza di moda, quanto per accrescere la sensazione di spazialità strettamente legata alla dimensione del Tanztheater.

Il trailer del film, che si avvale delle più avanzate tecniche di ripresa tridimensionale, è stato presentato in anteprima il 21 ottobre a Krefeld, nei pressi di Colonia, in occasione del primo Congresso tedesco dedicato alla trimensionalità nei nuovi media.

Sarà, per la Bausch, un nuovo passaggio sugli schermi cinematografici, questa volta da protagonista assoluta, annunciata nel titolo, lei che il cinema lo aveva avvicinato con discrezione, in punta di piedi. Se dal futuro volgiamo lo sguardo al passato vediamo, infatti, Pina Bausch a Cinecittà, nel film di Fellini E la nave va (1983), tra i passeggeri a bordo del transatlantico di cartapesta, che solca un mare di plastica, rappresentanti del mondo della Belle Époque in viaggio verso la dissoluzione nel grande crogiuolo della prima guerra mondiale. A lei il regista affidò il personaggio della Principessa cieca, una presenza enigmatica, perennemente sorridente e infida, che, con aristocratica grazia, bara agli scacchi e tradisce il cortigiano devoto.

Varcata la soglia del nuovo millennio, nel 2002, incontriamo Pina Bausch nelle vesti di se stessa e la vediamo nelle sequenze di apertura di Parla con lei, uno dei film più intensi sul piano emozionale e complessi sotto il profilo tematico di Pedro Almodóvar. Lei, che aveva varcato la soglia dei sessant’anni (era nata a Solingen il 27 luglio 1940), nel film torna a danzare per noi in una dei suoi spettacoli più famosi, Café Müller. Solo pochi quadri, ma di grande forza espressiva e di forte impatto emotivo, nella spoglia essenzialità, che caratterizza l’impianto scenografico dello spettacolo, non un semplice omaggio del regista alla grande coreografa, bensì un prologo, che introduce lo spettatore nel vivo del film. Due partecipazioni, dunque, di grande livello, qualcosa di più di un semplice cameo.

L’ultima apparizione, infine, risale al 2010, al film di Anne Linsel e Rainer Hoffmann Tanzträume (letteralmente Sogni di danza), presentato all’ultima Berlinale. Anche qui Pina Bausch compare nei panni di se stessa, mentre supervisiona il lavoro delle sue collaboratrici. Ma la sua presenza aleggia in tutto il film, che descrive uno degli ultimi progetti del Tanztheater Wuppertal: la riedizione di una delle coreografie più note della Bausch, Kontakthof. Lo spettacolo, andato in scena la prima volta nel 1978, nel 2000 venne ripreso in una nuova edizione, approdata anche al Teatro della Corte di Genova, con danzatori non professionisti, di età superiore ai 65 anni, infine (ed è il progetto raccontato in Tanzträume), nuovamente rivisitato nel 2008 e interpretato da 26 teen-agers, 13 adolescenti maschi e 13 femmine. Lo si potrebbe accostare al Billy Elliot di Stephen Daldry (non solo per l’età dei protagonisti, ma anche per l’ambiente sociale che descrive) o, piuttosto, a Siamo tutti in ballo! (Mad hot Ballroom, 2005) di Marilyn Agrelo, o, ancor meglio, al tedesco Rythm is it! (2004) di Thomas Grube e Enrique Sanchez Lansch. Non fosse che, a partire dalle due conduttrici, Jo Ann Endicott e Benedicte Billiet, danzatrici presenti nella prima edizione di Kontakthof, il film nasce tutto all’interno dello straordinario laboratorio di danza creato dalla Bausch a Wuppertal e documenta non tanto la creazione di uno spettacolo, quanto il processo di maturazione innescato da questa particolare esperienza nei giovani adolescenti. Ha detto Pina Bausch: «Ciò che mi interessa non è come le persone si muovono, quanto che cosa è a muoverle».

(Alessandro Tinterri)

Postato in Numero 91, Varie.

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